Epatite C, sempre più disattesa strategia gobale Oms per eliminarla

Cro-Mpd

Roma, 18 set. (askanews) - Sempre più disattesa la strategia globale OMS per eliminare l'epatite C. La ricerca del "sommerso" e il ruolo delle Regioni tra i temi caldi in questa fase: un paziente su 2 non è stato ancora trattato, mentre l'ipotesi di un'eventuale equivalenza dei farmaci preoccupa la comunità scientifica e gli specialisti.

Se ne è discusso oggi a Roma, in un incontro dal titolo "Alleanza contro l'Epatite 2019", organizzata da MA Provider, promossa da AISF - Associazione Italiana per lo Studio del Fegato e da SIMIT - Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, con il patrocinio di EpaC onlus, e realizzata con il contributo non condizionato di AbbVie e Gilead. "Da parte delle istituzioni c'è massimo impegno ad ascoltare le esigenze di clinici e pazienti per non perdere un'occasione storica - ha chiarito il Senatore Raffaele Mautone, componente della 12ª Commissione Igiene e Sanità del Senato - fino ad oggi abbiamo supportato gli sforzi della ricerca e l'implementazione delle nuove terapie; auspichiamo ora un prosieguo di questo percorso, sia per la salute dei singoli, sia per la Sanità pubblica".

"Se i costi della terapia passassero dal fondo per i farmaci innovativi a completo carico delle Regioni, le stesse si troverebbero a sostenere ulteriori costi diretti, senza che si sia ancora investito a sufficienza per l'emersione del sommerso, eccezion fatta per le società scientifiche che hanno intrapreso campagne di comunicazione- avverte Massimo Galli, Presidente SIMIT - bisogna rammentare che il grosso del sommerso risiede nelle fasce d'età al di sopra dei 50 anni, nelle quali si è fino ad oggi fatto veramente molto poco". "In Italia, nonostante l'ottimo lavoro finora svolto, si stima che vi siano ancora circa 200mila pazienti con infezione da HCV che debbano essere individuati e trattati, e l'emersione del sommerso continua quindi a rappresentare una sfida fondamentale per poter mirare a raggiungere l'eradicazione dell'infezione nel nostro paese - ha ricordato Salvatore Petta, Segretario AISF. - Tuttavia, oltre alle classiche "sacche" di infezione presenti presso i SerD e gli istituti di detenzione è estremamente importante focalizzare la nostra attenzione sul bacino dei pazienti seguiti presso i Medici di Medicina Generale. Tale percorso virtuoso ovviamente per essere efficiente necessita di una corretta informazione/formazione dei MMG e dell'organizzazione di un sistema di rete che permetta una facile collocazione dei pazienti individuati ai centri autorizzati al trattamento". (Segue)