Epatite C: servono nuove strategie per eliminare virus entro 2030 -2-

Cro-Mpd

Roma, 12 feb. (askanews) - L'obiettivo è concentrare l'attenzione sull'epatite C osservando questa malattia nella sua rilevanza sociale, unica prospettiva adeguata se si vuole veramente puntare all'eliminazione del virus. Infatti, facendo riferimento a un "noi", la prima C vuole indicare che l'eliminazione è un beneficio per tutta la popolazione, un obiettivo di salute pubblica appunto, e dunque ancora di più da perseguire rapidamente da parte del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Nel 2019, il progetto CCuriamo ha promosso una serie di tavole rotonde tematiche inerenti al grande tema delle strategie di eliminazione dell'Epatite C in Italia, coinvolgendo numerosi esponenti del mondo della ricerca, della clinica e rappresentanti delle associazioni di pazienti. Ognuno di questi ha portato l'esperienza della pratica clinica, della gestione dei dati inerenti database ad hoc, esperienze regionali di grande rilievo nel trattamento di popolazioni speciali, ad esempio dei carcerati, dei tossicodipendenti, dei pazienti con HIV.

"Alcune regioni stanno lavorando alacremente per attuare azioni concrete per eliminare il virus, ma non tutte in maniera armonica - afferma Davide Integlia, Amministratore Delegato di ISHEO - per raggiungere tale scopo, occorre un maggior coordinamento tra le regioni secondo il quadro tracciato dal Piano Nazionale di Prevenzione".

Ciò che emerge dai dati studiati è l'esistenza di un gap non culturale, ma organizzativo: mancano dei programmi di screening e di linkage-to-care, ossia la diagnosi e l'avvio al trattamento del paziente presso una struttura dedicata. "Per far emergere il sommerso sono necessarie nuove strategie - dichiara Massimo Andreoni, Direttore Scientifico SIMIT -. Queste nuove strategie devono rendere più semplice l'accesso agli screening e ai trattamenti negli ospedali, permettere la somministrazione della terapia con modalità semplificate, ma soprattutto andare sul territorio per raggiungere quei pazienti più fragili che hanno difficoltà a rivolgersi alle strutture ospedaliere. Finora sono state adottate alcune iniziative alternative, come le unità mobili che vanno in giro per le città arruolando soggetti per l'esecuzione del test".