Epatiti bimbi, esperti AISF: aumento segnalazioni non desti apprensione

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Roma, 30 mag. (askanews) -"L'incremento dei casi di epatite pediatrica acuta potrà rendersi evidente solo se accertassimo più casi gravi, non quelli totali. La distinzione tra forme lievi e gravi, oggi annoverate in un unico computo, è un aspetto chiave per capire la realtà". Lo spiega Lorenzo D'Antiga, Direttore UOC Pediatria, ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, nel webinar "Epatiti acute pediatriche" organizzato dall'Associazione Italiana per lo Studio del Fegato - AISF, che ha messo a confronto gli Epatologi sui casi di epatite acuta severa di origine sconosciuta nei bambini che da quasi due mesi sono sotto osservazione dell'OMS. Sulle cause si avanzano diverse ipotesi, ma la segnalazione di numerosi casi e la classificazione di diverse forme lievi non deve trarre in inganno, avvertono gli specialisti. L'allarme è stato dato per la prima volta a fine 2021 dopo la segnalazione in Alabama di 9 bambini con epatite acuta severa di causa non nota, due dei quali hanno necessitato di un trapianto di fegato. La questione è rimasta inizialmente limitata agli USA e non era emersa in Europa fino a marzo 2022 quando in Scozia sono stati segnalati 10 bambini con epatite, uno dei quali ha necessitato di essere trapiantato di fegato. "Questi due cluster epidemiologici avevano molte caratteristiche in comune: rappresentavano un picco rispetto all'incidenza delle epatiti acute di quelle zone geografiche; riguardavano bambini piccoli sotto ai 6 anni; avevano forme severe con evoluzione verso l'insufficienza epatica con necessità di trapianto di fegato, non erano riconducibili a infezioni da virus epatotropi maggiori (A-E) né alle comuni cause di epatite acuta in età pediatrica - spiega Mara Cananzi, epatologa e gastroenterologa pediatrica presso l'Azienda Ospedaliera Università di Padova - Il 5 aprile scorso, dopo la segnalazione scozzese, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un'allerta epidemiologica internazionale. Da quel momento sono aumentate notevolmente le segnalazioni. I casi si sono ampliati dapprima nel Regno Unito, unico Paese con un picco epidemiologico reale rispetto agli anni precedenti. Hanno fatto seguito segnalazioni dal resto d'Europa (soprattutto in Spagna, Italia, Belgio, Olanda, Portogallo, Svezia, Danimarca) e da altre zone del mondo. I casi sono saliti a circa 400, ma è un numero, seppure reale e fornito da fonti autorevoli, che fa riferimento a segnalazioni non sempre approfondite o ben caratterizzate. L'epidemia c'è stata effettivamente nei primi due cluster, mentre serve più prudenza negli altri Paesi, dove non è stato ancora confermato un vero e proprio picco epidemico e bisogna attendere che le segnalazioni vengano confermate". "L'eziologia di questi casi di epatite acuta severa nei bambini - aggiunge Cananzi - è ancora in via di definizione. Al momento una delle ipotesi prevalenti è quella di un'infezione virale (o di una sindrome post-infettiva) causata da un singolo virus o da più virus concomitanti in bambini piccoli la cui esposizione infettivologica è stata limitata nel corso della pandemia COVID-19. Attualmente il virus maggiormente indagato è l'adenovirus, comunemente responsabile di diversi tipi di infezione nei bambini, ma ulteriori studi sono necessari per confermare tale ipotesi. Al contrario è stato già escluso un ruolo della vaccinazione anti-SARS-CoV-2". "La probabilità che si arrivi al trapianto di fegato varia a seconda delle diverse casistiche dal 5 al 12% (solo in Alabama il 20% dei bambini colpiti ha richiesto il trapianto di fegato)- spiega Cananzi - questi numeri sono comparabili a quelli dei bambini con insufficienza epatica acuta in cui il rischio di trapianto di fegato può raggiungere il 20-30%, ma nettamente superiori a quelli comunemente osservati nei casi di epatite acuta di origine virale in età pediatrica. Occorre dunque verificare che i casi che stanno emergendo in queste settimane siano effettivi e valutarne accuratamente la gravità".

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