Epilessia priorità sanitaria ormai non più eludibile

Roma, 8 feb. (askanews) - La cura dei Pazienti affetti da epilessia (circa 1 su 100 nei Paesi industrializzati - 6 milioni nella sola Europa / 600 mila in Italia) è una priorità sanitaria sia per la complessità della gestione della malattia sia per il carico sociale associato: lo sottolinea la Rete IRCCS delle Neuroscienze e della Neuroriabilitazione in occasione della Giornata Mondiale dell'Epilessia, che si celebrerà l'11 febbraio prossimo. L'elevato onere socio-sanitario per ogni individuo è infatti calcolato in circa 20 mila euro l'anno - 5 mila euro di spese mediche dirette e i costi indiretti principalmente dovuti alle restrizioni sociali e lavorative di Pazienti e caregivers. Considerando, inoltre, che siccome il 60% delle epilessie inizia nell'infanzia, cure mediche e assistenza possono dover protrarsi per tutta la vita. Nella maggior parte dei casi le crisi epilettiche sono controllate dal trattamento farmacologico o da un intervento chirurgico tempestivo. Si ritiene che circa il 65-70% dei pazienti raggiunge la libertà dalle crisi se trattato in modo appropriato; tuttavia in circa il 30% dei casi (0.1% della popolazione generale) i farmaci antiepilettici sono inefficaci ed il trattamento chirurgico non è proponibile. Per questi Pazienti è quindi necessario considerare e trovare nuove opzioni di trattamento. La diagnosi di epilessia deve essere precoce ed accurata, e la terapia farmacologica o chirurgica dovrebbe essere anch'essa precoce. La scelta della terapia deve essere inoltre adattata all'età ed al genere del paziente, e deve anche tener conto della frequente presenza di eventuali comorbidità. La terapia chirurgica e le terapie palliative devono essere valorizzate quando la terapia farmacologica è inefficace e devono essere indicate al momento della diagnosi di epilessia, non lasciando che un lungo tempo di malattia renda vano qualsiasi ulteriore ma tardivo tentativo terapeutico. (Segue)

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