Episodi di violenza in carcere, la versione della direttrice della casa circondariale

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Violenza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere
Violenza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere

I gravi episodi di violenza avvenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere si contornano di nuovi e inquietanti dettagli. Il 6 aprile 2020 centinaia di detenuti hanno protestato contro i timori per la diffusione del Covid-19. Diversi episodi di maltrattamenti e abusi di potere sono stati infatti documentati dal sistema di videosorveglianza. Il video delle aggressioni, che mostra le violenze degli agenti della polizia penitenziaria, ha fatto il giro del web scatenando tantissima indignazione e rabbia.

Violenza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere

All’interno della casa circondariale “Francesco Uccello”, secondo quanto riportato da un ex detenuto disabile, anche la direttrice del carcere avrebbe avuto con sé un manganello. L’uomo si trovava nel settore della struttura denominato “Nilo”.

Violenza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, la smentita

La donna avrebbe di recente smentito agli organi d’informazione quanto trapelato. “Durante quel periodo mi sono assentata per tre mesi a causa di motivi di salute” ha commentato Elisabetta Palmieri. Secondo la donna in quei giorni i detenuti in rivolta avrebbero preso possesso di alcune sezioni.

Violenza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, le immagini

Il quotidiano Domani ha intanto diffuso le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza del carcere. La procura ha eseguito 52 ordinanze di custodia cautelare nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria coinvolti negli episodi: le accuse a loro carico sono di pestaggio. Da poco è arrivata anche la notifica della sospensione dal servizio.

Nel frattempo Vincenzo Cacace ha commentato la vicenda a Fanpage.it. “Non posso ripensarci, vado al manicomio. Secondo me erano drogati, erano tutti con i manganelli, anche la direttrice“. L’uomo ha parlato della triste vicenda accaduta nella casa circondariale. “Ci hanno massacrato, hanno ammazzato un ragazzo. Hanno abusato di un detenuto con un manganello. Mi hanno distrutto, mentalmente mi hanno ucciso“.

L’uomo in sedia a rotelle ha spiegato che prima dei pestaggi oggetto dell’indagine della magistratura ha avuto luogo una piccola protesta da parte dei detenuti nata dall’interruzione dei colloqui con i familiari a causa dell’emergenza sanitaria. L’uomo ha spiegato di aver passato quasi 28 anni in carcere per droga, associazione e altri reati. Cacace ha dichiarato di essere uscito il 2 settembre 2020 per fine pena e parlato anche di quei terribili momenti vissuti.

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