Equilibri precari: Berlino corre da sola, Parigi si arrabbia. E Roma?

Come i tasselli di un puzzle, pezzo dopo pezzo, il quadro che si delinea è quello di uno sfilacciamento dell'asse Parigi-Berlino.

I rapporti si raffreddano, tanto che il consiglio dei ministri congiunto francese e tedesco - cancellato il 26 ottobre scorso - resta rinviato a data da stabilirsi.

Sulla politica energetica il disaccordo è palese: la Francia sostiene la necessità del price cap e del disaccoppiamento del gas dall’elettricità; la Germania scarta l'ipotesi del tetto ai prezzi.

In sede di Consiglio europeo, il presidente francese Macron aveva accolto con irritazione il "maxi-scudo" da 200 miliardi di euro, annunciato dal governo tedesco e destinato alle aziende della Repubblica federale per contenere l'impatto dei prezzi energetici.
Un provvedimento che associato al rifiuto deciso al price cap esporrebbe la Germania, con le sue fughe solitarie in avanti, all'isolamento, almeno secondo Macron.

Sul fronte delle infrastrutture non va meglio: già prima della guerra in Ucraina, Parigi aveva espresso dure critiche nei confronti del progetto del gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2, poi congelato.

Anche il progetto di gasdotto MidCat, depennato dopo le resistenze francesi, è un altro colpo all'amicizia franco-tedesca: secondo la Francia, il progetto per il collegamento della penisola iberica con l’Europa centrale sarebbe andato principalmente a vantaggio della Germania e non ci sarebbe stato perciò motivo per cui l'infrastruttura dovesse essere pagata da Francia e Spagna.

Le divergenze hanno avvicinato Macron al nuovo esecutivo Meloni, nel solco del Trattato del Quirinale firmato tra Roma e Parigi. Ma è una vicinanza che ha come obiettivo principale quello di innescare una maggiore dialettica politica con Berlino, per riportarla a forme di contrattazione.

Per contro, Berlino continua a giocare a livello individuale e, con sempre maggiore intensità, l'interlocutore si sposta a est. In Germania, e non solo, la vendita alla cinese Cosco di un terminal del porto di Amburgo, dove Scholz è stato a lungo sindaco, non ha raccolto consenso unanime.

La recente visita di Olaf Scholz a Pechino, sempre in solitario, mostra che la contrattazione più in voga resta quella bilaterale, per buona momentanea pace della coesione europea.