"Eravamo in 18, ora ce ne sono 84, metà ha 54 anni"

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Massimo-Giannini-Positivo-covid
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Il noto giornalista Massimo Giannini ha lasciato l’ospedale dove era ricoverato per Covid. “Torno a casa – ha dichiarato -. Esco dal tunnel, dopo tre settimane esatte di buio. Sono ancora positivo, ma dopo 21 giorni di Covid e almeno tre senza più sintomi posso proseguire la quarantena a domicilio. C’è un drammatico bisogno di posti letto, per ricoverare i tanti, troppi pazienti gravi che arrivano in continuazione”.

Covid, Giannini lascia ospedale

Queste le prime parole di Giannini da dimesso, apparse in un suo editoriale a La Stampa. “Lascio il mio letto a chi sta peggio di me – continua -, in attesa di un primo tampone finalmente negativo”.

“Quando sono entrato io, solo al mio piano, eravamo in 18. Ora ce ne sono 84 – ha raccontato -. Oltre la metà ha meno di 54 anni, ed è intubata e pronata”. Si tratta di una “procedura terrificante, che mi sono fatto raccontare. Ti sedano, ti infilano un tubo nei polmoni, e da quel momento su di te scende la notte di un tempo infinito e un luogo indefinito. Sei sdraiato sulla pancia, in una posizione guidata da un rianimatore esperto, per sedici ore consecutive.

E ancora: “Dopo ti rigirano supino, per otto ore. Poi si ricomincia: sedici ore prono, otto ore supino. E così via. Tutte le volte che serve a far distendere i polmoni, come dicono, e a sperare che intanto la malattia regredisca, e non distrugga definitivamente quel che rimane del tuo sistema respiratorio. Se questo accade, a un certo punto ti estubano, ti risvegliano e allora devi solo sperare di avere ancora un po’ di fiato in gola per gridare ce l’ho fatta. Se non accade, te ne vai senza saperlo, e senza che un familiare, un parente, un amico possano averti dato l’ultima carezza”.

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Infine: “Tutto questo mi è stato risparmiato. Lascio il mio letto a chi sta peggio di me, in attesa di un primo tampone finalmente negativo.”