“Erdogan sta bombardando i nostri valori, non solo i curdi”, dice D'Alema

alberto ferrigolo

“Erdogan sta bombardando inostri valori, non solo i curdi”. In un'intervista al quotidiano La Stampa di Torino, l'ex primo ministro e ministro degli Esteri Massimo D'Alema sostiene che in Siria oggi “è in gioco l'autorevolezza delle grandi democrazie e del mondo occidentale”. “E purtroppo – aggiunge – non si può contare sugli americani, che sono nelle mani di una leadership il cui grado di credibilità ormai è vicino allo zero. Questo accresce la responsabilità degli europei”.

Secondo D'Alema i curdi andrebbero aiutati perché “sono stati loro in prima linea contro l'Isis” e “hanno quindi difeso noi, la nostra sicurezza”. Oltre ad aver rappresentato come popolo “un'esperienza singolare di democrazia, di tolleranza, di eguaglianza tra uomini e donne”. Ciò che intende fare perciò Erdogan, secondo l'ex premier italiano, è “cancellare ciò che di più simile ai nostri valori esiste in quella parte del mondo”.

Anzi, di più: “Il primo obiettivo di questa operazione ‘imperiale'- secondo D'Alema che è stato anche ministro degli Esteri piuttosto attento alle vicende del Medio Oriente – è rompere l'unità di questa grande area geografica e spingere i curdi, attraverso una pulizia etnica, ad abbandonare la loro terra”.

Risulta perciò “imbarazzante” per D'Alema la dichiarazione sulla Turchia del Segretario generale della Nato, il norvegese Stoltenberg, già leader laburista, che ha chiesto al presidente Erdogan di “agire con più moderazione”. “Ho provato un sentimento di vergogna. Ha chiesto una reazione “proporzionata”, un aggettivo che ha senso se un Paese viene aggredito e gli si chiede di reagire senza esagerare. Ma la Turchia non è stata aggredita da nessuno”, reagisce D'Alema che precisa: “I terroristi sono quelli dell'Isis che la Turchia ha tollerato e di fatto aiutato. I curdi sono quelli che i terroristi li hanno sconfitti sul campo e sono tanto civili che, invece di passarli subito per le armi, li hanno messi in prigione” chiedendo per loro “che si potesse organizzare un processo internazionale”. “Non si può giocare con le parole”, chiosa l'ex premier e ministro degli esteri italiano.

Quanto all'Europa, secondo D'Alema “avrebbe i mezzi politici ed economici per intervenire”, in primis “chiedendo alle Nazioni Unite una presa di posizione molto forte, oltre alla disponibilità a dispiegare una forza internazionale lungo quel confine”. Con possibilità “di ritorsioni economiche piuttosto pesanti” aggiunge.

Nell'occasione dell'intervista, un'ultima domanda La Stampa la rivolge sul caso Conte-Trump-Servizi segreti-Russiagate. Chiedendo se c'è anche un giallo dietro questa vicenda. “Non vedo giallo”, risponde prontamente D'Alema. “Se il governo di un Paese alleato chiede di poter incontrare i capi dei Servizi italiani, è giusto che lo possa fare. Chi poteva opporre un diniego? Parliamo del nostro principale alleato…Non ho alcun dubbio che l'interlocuzione si sia mantenuta sul terreno della correttezza e del rispetto delle nostre prerogative”. “Sinceramente mi sembra si sia fatta una gran confusione”.