Ergastolo ostativo, associazione Antigone: "Ora modificare la legge"

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"La Corte dei diritti umani di Strasburgo codifica un principio per l'Italia che in passato ha riguardato anche altri Paesi: l'ergastolo senza prospettiva di rilascio viola l'articolo 3 della Convenzione che vieta la tortura" dice all'Adnkronos Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. "Siamo totalmente d'accordo sul fatto che ci deve essere sempre una prospettiva di rilascio. E chiunque oggi dica che adesso si introduce un automatismo nell'uscita, afferma qualcosa non corrispondente al vero. Non c'è alcun allarme sociale. Sostenere che i mafiosi adesso escono dal carcere, significa non fidarsi dei giudici".  

Gli ergastolani in Italia sono circa 1.700, di cui due terzi ostativi. "Avevo cofirmato - ricorda Gonnella - un atto di intervento davanti alla Corte per cui bisogna restituire ai giudici, organo dello Stato, la possibilità di decidere caso per caso quando vi sia la possibilità di non morire in carcere per chi ha dato prova di partecipazione ai progetti di reintegrazione sociale. Detto questo ora, bisogna andare a modificare la legge. Perché la sentenza è un invito al legislatore". 

"Il rigetto del ricorso dell'Italia da parte della Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, fa sì che la decisione presa dai giudici della stessa Corte di Strasburgo lo scorso giugno, in merito all'ergastolo ostativo, sia definitiva", spiega il presidente di Antigone, firmatario di un amicus curiae a sostegno del ricorso presentato, contro l'ergastolo ostativo, dal prof. Davide Galliani dell'Università di Milano, convinto che "si tratta di una decisione di civiltà giuridica che ci riporta al pari di molti altri paesi europei". "Ora - prosegue Gonnella - attendiamo la decisione della Corte Costituzionale che entro il mese di ottobre si pronuncerà sullo stesso tema, affinché anche questa decisione possa restituire al nostro sistema penale e penitenziario quella flessibilità necessaria ad una valutazione individuale dei casi a tanti anni di distanza dalla commissione dei reati. Uno stato forte non teme se stesso e i propri giudici né la rimessione in libertà di persone che hanno scontato in carcere decenni di pena". "Lottare contro l'ergastolo, e in particolare contro l'ergastolo ostativo, non significa non avere a cuore la sicurezza del paese o non credere nella lotta contro le mafie. Del resto - conclude Gonnella - nessuno potrebbe accusare Papa Francesco, che ha abolito l'ergastolo dall'ordinamento vaticano, di non aver a cuore la lotta alla mafia".