Eriksen, il cardiologo: le patologie “invisibili” fino all’attacco

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Image from askanews web site
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Roma, 14 giu. (askanews) - All'origine del malore che ha colpito in campo il 29enne calciatore danese Christian Eriksen "potrebbe esserci una canalopatia. Una famiglia di malattie dei canali che trasportano sodio, calcio ed elettroliti all'interno del cuore, che possono dare aritmie anche mortali. Si tratta di patologie che possono sfuggire agli esami, anche approfonditi. E rivelarsi solo con indagini genetiche". Parola di Antonio Rebuzzi, professore di Cardiologia dell'Università Cattolica di Roma-Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma, che analizza per 'Fortune Italia' la vicenda del calciatore della Danimarca, ricoverato a Copenaghen dopo il malore in campo a Euro2020 contro la Finlandia.

Mentre sono ancora in corso gli esami sul giocatore, i sospetti dello specialista si concentrano dunque sulle canalopatie. E il ricordo del cardiologo va al caso di Piermario Morosini, il giocatore del Livorno morto a Pescara. "La più nota delle canalopatie è la sindrome di Brugada - ricorda Rebuzzi -. In generale si tratta di patologie che portano ad aritmie anche mortali".

Ma come è possibile che questo problema non fosse emerso nel corso delle numerose visite mediche e dei check up fatti in questi anni ad uno sportivo professionista come Eriksen, all'estero ma anche in Italia? "Ci sono delle malattie che non si possono scoprire con esami normali, anche approfonditi, come elettrocardiogramma, test da sforzo, ecocardiogramma. Bisogna andare a fare l'indagine genetica, che però non si fa di routine", spiega Rebuzzi.

Discorso diverso "per la sindrome di Brugada, che ha delle alterazioni elettrocardiografie discretamente tipiche che la fanno sospettare. Con la risonanza magnetica puoi individuare la displasia aritmogena del ventricolo destro, che pure dà aritmie mortali. Mentre con la Tac si può vedere una origine anomala delle coronarie".

Insomma, con esami importanti e approfonditi si possono individuare alcune patologie, ma altre sfuggono e possono essere cercate "solo in caso di episodi di morti improvvise in famiglia", sottolinea Rebuzzi, che possono spingere a indagini di tipo genetico.

"Eriksen ha avuto un'aritmia ventricolare potenzialmente mortale, per fortuna in campo c'era il defibrillatore e qualcuno che lo sapeva usare, tanto che dalla foto diffusa si vede che il calciatore dopo si è riavuto e aveva la mascherina d'ossigeno, non era intubato", rileva Rebuzzi.

Ma a questo punto Eriksen, dopo un arresto cardiaco in campo, potrà continuare a giocare? "Dipende dalla patologia che gli verrà diagnosticata. Il suo caso - conclude lo specialista - verrà attentamente valutato e studiato, ma certo se dovrà mettere un defibrillatore impiantabile difficilmente potrà tornare a giocare affrontando scontri, anche fisici". Insomma, c'è un grosso punto interrogativo.

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