Ermini: consiglieri Csm non devono rispondere a correnti o partiti

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Roma, 10 ott. (askanews) - "Il Csm non è un piccolo parlamento, i consiglieri eletti non devono avere un rapporto fiduciario con le correnti, devono essere organi di garanzia, devono tutelare l'istituzione, se questo non è avvenuto, come non è avvenuto in passato, è un errore che va rimediato. I consiglieri, togati e non togati, una volta eletti non devono rispondere alla corrente, o al partito politico, ma all'istituzione". Lo ha detto il vice presidente del Csm, David Ermini, a 24 Mattino su Radio 24, commentando con Simone Spetia e Maria Latella, l'inchiesta della Procura di Perugia, sul tentativo di condizionare le nomine negli uffici giudiziari, che ha travolto Palazzo dei Marescialli.

"Dalla lettura dei giornali di oggi c'è sempre la tendenza a trasformare il Csm come se fosse un piccolo parlamento dove invece dei partiti ci sono le correnti, ma questo è quanto di più sbagliato", ha aggiunto Ermini. "Le correnti ci sono. Mi chiedete se hanno degenerato? Sì. Se hanno creato rapporti di carrirerismo? Sì. Se bisogna eliminare questi elementi? Certamente", ha proseguito il vice presidente sottolineando che "le correnti hanno un valore se discutono di organizzazione, di ordinamento giudiziario, di carichi di lavoro, di temi importanti come il fine vita, il diritto di famiglia".