Ermini: l’indipendenza della magistratura è valore irrinunciabile

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Roma, 13 lug. (askanews) - "L'indipendenza della magistratura, che è strumentale rispetto alla garanzia dei diritti e delle libertà, è perciò irrinunciabile dello stato di diritto". Lo ha sottolineato, fra l'altro, il vicepresidente del Csm David Erimini, aprendo il seminario "La crisi dello stato di diritto e l'indipendenza della magistratura".

"L'organizzazione del sistema giudiziario e l'indipendenza della magistratura ritengo siano forse - tra gli indicatori più precisi e verificabili della crisi dello stato di diritto in un paese".

"Lo stato di diritto, così come delineato nelle fonti normative e giurisprudenziali europee - ha detto Ermini- va inteso infatti non solo in senso formale vincolando gli Stati al rispetto del principio di uguaglianza e del principio di legalità, ma anche in senso fortemente sostanziale strutturandosi sulla divisione dei poteri e sui diritti inviolabili e dunque sull'accesso alla giustizia dinnanzi a un giudice terzo, imparziale e soprattutto indipendente e immune da condizionamenti politici".

Erimini ha anche posto i suoi paletti alla riforma del Csm di prossima elaborazione. "La crisi dello Stato di diritto che si registra in diversi Paesi dell'Unione - ha evidenziato -dovrebbe spingerci verso riforme che rafforzino ancor più l'autonomia della giurisdizione in quanto idea fondativa del costituzionalismo". E "lo svuotamento dell'indipendenza della magistratura nelle cosiddette democrazie illiberali passa in prima battuta dalla sostanziale esautorazione degli organi di governo autonomo, privandoli di funzioni e interferendo palesemente sui meccanismi di nomina dei vertici degli uffici giudiziari".

"Ciò - ha ammonito il vicepresidente del Csm- dovrebbe far riflettere chi insiste (talvolta con intenti strumentali) nel sostenere soluzioni radicali - quali sorteggi anziché elezioni e riduzione drastica della componente togata a favore di quella laica - che rischierebbero di trasformare il Csm in organo meramente burocratico o squilibrato a favore della politica". E "aggiungo che una certa cautela andrebbe usata anche sul terreno della discrezionalità consiliare nelle nomine".

"E' condivisibile - fissare criteri chiari e stringenti a garanzia di valutazioni squisitamente meritocratiche - ha quindi concluso il vicepresidente del Csm ma la discrezionalità è e deve rimanere una prerogativa irrinunciabile dell'autogoverno, necessaria perché le scelte che il Consiglio assume possano costituire fino in fondo concreta attuazione dei principi costituzionali".

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