Esce un libro di Houellebecq. Ed è subito festa (aspettando Carrère)

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Hp (Photo: Hp)
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Manca pochissimo, poche ore, e avremo in libreria “Annientare” di Michel Houellebecq, edito dalla Nave di Teseo in contemporanea con l’uscita francese. Sono contento: insieme a Emmanuele Carrère, Houellebecq è una fonte continua di delizie letterarie. Ogni libro dei due pilastri della letteratura francese così diversi tra loro eppure per me sempre tanto attesi è un’occasione imperdibile, una festa dell’intelligenza e della letteratura. E io che pure li amo entrambi di ardente passione, vorrei non sottrarmi anche in un caso così anomalo al da me prediletto ma feroce gioco della torre, che non è solo un passatempo, ma un personalissimo modo ragionato per esprimere predilezioni, gerarchie, idiosincrasie, inclinazioni, scelte. Buttare già, costretti a questo duro esercizio di assassinio letterario, Houellebecq oppure

Carrère? Fare a meno della spietatezza di “Serotonina”, della lucidità di “Sottomissione”, dell’anatomia lugubre del tipo occidentale che consuma i suoi ultimi rantoli, il pessimismo antropologico, l’insensatezza della modernità sfolgorante? Cioè fare a meno di Houellebecq? Oppure rinunciare al solipsismo di gran talento di Carrère, chiuderla con romanzi imprescindibili come “Vite che non sono la mia” o capolavori come “Limonov”, perdere gli appuntamenti con i geniali esercizi di autofiction? Ecco, no, stavolta mi pento del solito aut aut e mi butto nell’et et. Lascio il gioco della torre. Non rinuncio nemmeno a una riga di Houellebecq e Carrère, fossi scemo. Intanto, “Annientare”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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