ESCLUSIVA-Bangladesh, gruppi retail e sindacati estendono accordo su sicurezza lavoratori tessile -fonti

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Alcuni lavoratori in pausa pranzo presso lo stabilimento tessile di The Civil Engineering Limited

di Ruma Paul e Victoria Waldersee

DACCA (Reuters) - I principali gruppi retail al mondo hanno concordato di estendere per altri due anni un accordo vincolante stipulato con i lavoratori dell'industria tessile e i proprietari delle fabbriche in Bangladesh, che prevede conseguenze legali per i marchi che non rispettano gli standard di sicurezza dei lavoratori.

È quanto emerge da una copia dell'accordo vista da Reuters.

Un rappresentante dell'accordo, firmato per la prima volta nel 2013 e conosciuto con il nome di "Bangladesh Accord", ha affermato che un comunicato ufficiale verrà diramato a breve.

La data di scadenza dell'accordo era fissata per il 31 agosto. Il nuovo documento avrà validità a partire dall'1 settembre.

Una lista con i nomi delle aziende che aderiranno all'estensione dell'intesa - dalle 200 che la firmarono nel 2013, tra cui colossi come H&M, Inditex, Uniqlo di Fast Retailing, Hugo Boss e adidas - verrà resa disponibile a partire dal primo settembre, secondo le fonti.

L'accordo quinquennale del 2013, firmato dopo il crollo del Rana Plaza che provocò la morte di oltre 1.100 lavoratori dell'industria tessile, ha portato all'istituzione di un organo indipendente che ha tenuto migliaia di ispezioni e vietato agli stabilimenti non in sicurezza di fornire merce alle aziende firmatarie. In questo modo circa 1.600 fabbriche sono state rese più sicure per 2 milioni di lavoratori, secondo i sindacati.

Nel 2018, un accordo di transizione redatto alla scadenza di quello originale ha affidato l'incarico di tenere le ispezioni nelle fabbriche a un nuovo organo, il Ready-Made Garments Sustainability Council (Rsc), che coinvolge i sindacati, i diversi marchi e i proprietari delle fabbriche.

Tuttavia, l'Rsc non ha accolto una parte specifica dell'accordo: quella che prevede che le aziende possano essere processate nei Paesi in cui hanno sede legale nel caso in cui non rispettino i propri obblighi, tra cui rientra il dovere di chiudere i rapporti con stabilimenti che non rispettano gli standard del programma.

Dal documento emerge che tale clausola verrà estesa fino all'ottobre 2023.

(Tradotto in redazione a Danzica da Michela Piersimoni, in redazione a Milano Claudia Cristoferi, michela.piersimoni@thomsonreuters.com, +48 587696616)

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