Escobar "colpisce" ancora: i suoi ippopotami sono un rischio per l'ecosistema

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A 27 anni di distanza dalla sua morte Pablo Escobar, il signore indiscusso della droga, continua a lasciare il segno. Nonostante la scomparsa del colombiano, c’è ancora qualche suo “erede” che colpisce ed è pronto a distruggere l’ecosistema. Non parliamo di spaccio di cocaina né tantomeno di uomini del suo cartello, ma di alcuni dei suoi ippopotami che lo stesso Escobar riuscì ad importare illegalmente verso la fine degli anni ‘80.

Amante degli animali di tutti i tipi, tra cui anche esemplari esotici, il lord della cocaina riuscì anche a crearsi uno zoo personale all’interno del quale trovarono spazio anche alcuni ippopotami. Nel 1993, anno della morte, il governo colombiano prese il controllo di tutti i suoi beni inclusi la villa e il giardino zoologico. Ma quattro ippopotami riuscirono a sfuggire e il governo decise di lasciarli liberi in uno stagno.

Tutto ci si poteva aspettare tranne che, a 27 anni di distanza, gli “ippopotami della cocaina” riuscissero a triplicarsi. Ad oggi, secondo quanto riportato dal “Sun” non si conosce il numero esatto, ma gli esemplari stimati sarebbero tra gli 80 e i 100. Una riproduzione record per i mammiferi più discussi del Sud America che però potrebbe portare ad un impatto ambientale irreversibile.

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Se i numeri stimati dovessero essere confermati, stando ad un calcolo degli scienziati colombiani la riproduzione potrebbe aumentare fino a quasi 1.500 esemplari entro il 2040. Il rischio, secondo quanto riportato, sarebbe alto: dalla competizione con la fauna selvatica autoctona all’inquinamento dei corsi d’acqua.

L’ippopotamo della droga, che con le sue feci e l’urina potrebbe diventare tossico per l’uomo, potrebbe essere presto abbattuto. Questa l’unica opzione percorribile secondo l’ecologista Nataly Castelbanco-Martinez, ma l’idea non è condivisa dagli ambientalisti e animalisti. Ed Escobar, a 27 anni di distanza dalla scomparsa, continua a far parlare di sé.