Esg e Covid, ecco i Paesi che spingono sull’agenda verde

Fabrizio Arnhold
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Esg e Covid, ecco i Paesi che spingono sull’agenda verde
Esg e Covid, ecco i Paesi che spingono sull’agenda verde

Stephanie Kelly (Aberdeen Standard Investments) analizza quali Paesi sono meglio posizionati per portare avanti l'agenda politica sul cambiamento climatico e per quali invece l’agenda verde non è ancora una priorità

La pandemia da Covid-19 ha avuto un impatto anche sul clima. Quali sono i Paesi meglio posizionati per portare avanti l’agenda politica del cambiamento climatico e per quali invece l’agenda verde non è ancora in cima alle priorità? “Comprendere quali Paesi sono più attivi sul fronte del cambiamento climatico e quali invece sono rimasti indietro può aiutare gli investitori a valutare i rischi e le opportunità”, commenta Stephanie Kelly, Political Economist, ASI Research Institute.

CHI VA AVANTI

L’Europa si distingue per il suo impegno concreto sul fronte del clima. “I suoi obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2030 sono più rigidi rispetto al resto del mondo e non è emersa l’esigenza di allentarli a fronte della crisi”, continua l’analisi dell’esperta di Aberdeen Standard Investments. “Di fatto, l’agenda verde è stata stimolata dal requisito in base a cui almeno il 30% del Recovery Fund dell’Ue debba essere funzionale agli obiettivi di protezione del clima e di riduzione delle emissioni”. In Germania, dei 130 miliardi di euro del pacchetto di stimolo annunciato, 50 miliardi sono destinati a ridurre le emissioni. In Francia, il piano di recupero di 100 miliardi di euro investe 20 miliardi nella lotta al cambiamento climatico.

E CHI RESTA INDIETRO

Il Regno Unito resta indietro. “Il Paese aveva fatto importanti passi avanti nel migliorare gli esiti ambientali nell’ultimo decennio, in parte grazie alla partecipazione all’Ue che aveva incentivato la riduzione delle emissioni”, continua l’analisi di Aberdeen Standard Investments. “La sfida del governo britannico sarà quella di mantenere lo slancio nella riduzione delle emissioni al di fuori delle limitazioni poste dalla regolamentazione europea”. Il cambiamento climatico, nell’ultimo periodo, non sta più al centro del dibattito politico. In Canada, il recente pacchetto di aiuti per il coronavirus varato dal governo ha favorito anche le aziende attive nel gas e nel petrolio.

IL RUOLO DELLA POLITICA

Negli Stati Uniti, l’elettorato di destra non considera l’ambiente come una priorità, a differenza di chi vota per i democratici. Questa divisione è particolarmente evidente anche nei programmi dei due candidati per le prossime elezioni del 3 novembre, il presidente Donald Trump e lo sfidante dem Joe Biden. In Giappone, “il cambiamento climatico non è una preoccupazione chiave per l’elettorato, come dimostrano le politiche ambientali poco ambiziose del Partito Liberal Democratico al governo e i continui finanziamenti al carbone”, spiega Stephanie Kelly. In Brasile, l’emergenza sanitaria sembra aver fatto passare in secondo piano la deforestazione e la necessità di una normativa in campo ambientale.

FOCUS SUI MERCATI ASIATICI

Spostandoci sui mercati asiatici, in Cina sono aumentati i veicoli elettrici in circolazione e si punta all’obiettivo di zero emissioni entro il 2060. Deludente, invece, il pacchetto di stimolo in India, perché sono ancora presenti incentivi per i settori del carbone e del petrolio. “Comprendere quali regioni sono più attive sul fronte del cambiamento climatico e quali invece sono rimaste indietro può aiutare gli investitori a valutare i rischi e le opportunità potenziali nei loro portafogli”, conclude l’esperta di Aberdeen Standard Investments.