Esperta diritto Usa: "Impeachment occasione per Trump ma dem non avevano scelta"

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Per Donald Trump il processo di impeachment "è una grande occasione per suscitare la simpatia dei suoi sostenitori". Lo afferma all'Adnkronos Pamela Harris, della John Cabot University di Roma, sottolineando però che i democratici non avevano altra scelta "di fronte al gravissimo reato puntato al cuore stesso della nostra democrazia", l'aver istigato l'insurrezione che ha portato all'assalto al Congresso del 6 gennaio.

"Per Trump è una grande occasione perché gli permette di amplificare il suo brand di vittimismo, di consolidare il suo popolo non solo contro i democratici, anche contro i repubblicani e contro tutte le istituzioni", spiega la docente di Diritto Pubblico che ritiene come il processo sarà il modo con cui l'ex presidente "potrà tornare al suo messaggio contro l'establishment".

Più problematica la posizione dei repubblicani che, insieme ai legali di Trump, si erano arroccati sulla questione tecnica dell'incostituzionalità del procedimento nel tentativo di non entrare nel merito delle accuse. Un argomento "frivolo" secondo la giurista americana: "Non esiste questione di costituzionalità, non ci potrebbe essere mai un ricorso per un impeachment fatto bene o fatto male, dal momento che è uno strumento squisitamente politico che la Costituzione offre al Congresso".

"Allora perché abbiamo sprecato una giornata intera a dibattere una questione costituzionale che non esiste? Perché la difesa non ha altri argomenti", prosegue Harris convinta che questo nodo sia all'origine anche della criticatissima, e persino ridicolizzata, performance che gli avvocati di Trump hanno dato nella prima udienza del processo.

"La difesa debole da parte dei legali di Trump è dovuta al fatto che hanno un cliente che vuole che vadano al Senato ad urlare che l'elezione è stata rubata", aggiunge ricordando come meno due settimane fa si è dimesso in blocco il primo team legale dell'ex presidente e ricordando che "un avvocato può rischiare di essere radiato dall'ordine se dice una bugia così palese".

Tornando ai senatori repubblicani, non si trovano in "una bella posizione, ora che hanno perso sulla questione tecnica, ognuno di loro dovrà votare a favore o contro le accuse". "E non si tratta di una cosa astratta accaduta in Ucraina - precisa la docente dell'università americana ricordando il primo processo di impeachment - ma di qualcosa che è successa proprio nell'aula del Senato".

Pur dicendo di credere che alla fine "Trump non sarà condannato", Harris sottolinea come per esempio Mitch McConnell, il leader dei repubblicani che ieri è stato tra i 44 senatori che hanno votato per l'incostituzionalità del procedimento, afferma di non aver ancora deciso quale sarà il suo voto finale.

Anche di fronte alla prospettiva quasi scontata di una nuova assoluzione di Trump "i democratici non potevano fare altrimenti: è stato un reato gravissimo contro la nostra democrazia che si deve difendere e questo è il modo di farlo, dà l'occasione di parlare al popolo, di dire che l'America è una democrazia, anche se non porta ad una condanna".

Ed a chi suggerisce che forse sarebbe stato meglio votare 'a caldo' subito dopo l'attacco al Congresso una censura del presidente, Harris risponde affermando che il tentativo dell'impeachment doveva essere fatto per "solo così si può arrivare ad escluderlo da ogni possibile altro incarico pubblico, la censura avrebbe avuto solo valenza morale e politica".