Esperti Onu: grandi brand legati ad accuse lavoro forzato uiguri

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 30 mar. (askanews) - Il panel di esperti attivato presso l'Alto commissariato Onu per i diritti umani ha espresso preoccupazione per le notizie di maltrattamenti, abusi dei diritti umani e sfruttamento del lavoro forzato nella provincia cinese dello Xinjiang, dove vive la minoranza uiguro-musulmana. Inoltre, gli esperti delle Nazioni unite hanno segnalato che in queste pratiche contaminano da un punto di vista etico le catene di approvvigionamento di "numerosi marchi globali ben conosciuti".

La presa di posizione viene in un momento in cui la polemica in Cina nei confronti dei grandi marchi dell'abbigliamento che hanno deciso di non usare più il cotone di Xinjiang - H&M, Nike, Adidas, Burberry tra le altre - è particolarmente accesa ed è in corso un pesante boicottaggio nei confronti dei prodotti di questi brand.

Il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres ha annunciato che sono in corso negoziati per ottenere una visita "senza restrizioni" alla provincia e accertare così se le accuse provenienti da organizzazioni occidentali siano fondate o, come sostiene Pechino, solo propaganda.

Gli esperti indicati dal Consiglio per i diritti umani hanno ricevuto informazioni secondo le quali circa 150 compagnie cinesi e straniere sarebbero collegate a gravi accuse di abusi dei diritti umani nei confronti dei lavoratori uiguri.

"Siamo profondamente preoccupati da queste accuse che, se provate, costituirebbero gravi abusi dei diritti umani", ha scritto il Gruppo di lavoro sugli affari e i diritti umani. "Siamo pronti - si legge nel comunicato - a rafforzare il nostro dialogo col governo della Cina alla prima opportunità e ad accogliere una pronta risposta del governo a queste accuse,come anche la sua volontà a continuare un impegno costruttivo con noi".

Come esperti indipendenti nominati dal Consiglio dei diritti umani, di cui la Cina fa parte, "noi riteniamo - dice ancora il comunicato - che una visita ufficiale in Cina (compresa la regione di Xinjiang) sia l'opportunità ideale perché tale dialogo e valutazione della situazione sia basato su un libero e illimitato accesso"

Le accuse che vengono mosse nei confronti delle autorità cinesi è che gli uiguri siano soggetti a sfruttamento, a condizioni di lavoro che possono configurare una detenzione arbitrario, traffico di esseri umano, lavoro forzato e riduzione in schiavitù attraverso l'uso del lavoro forzato. Inoltre, le fonti accusano Pechino di aver ristretto centinaia di migliaia di membri della minoranza uigura in strutture di "rieducazione".

"Si sospetta che i lavoratori uiguri siano forzosamente impiegati in lavori a bassa competenza e ad alta intensità, come l'agribusiness, il tessile, l'automotive e i settori tecnologici", ha detto il presidente del gruppo di lavoro Dante Pesce, presidente del gruppo di lavoro. "Sebbene il governo della Cina giustifichi le sue azioni in relazione con il trattamento degli uiguri con la lotta al terrorismo e all'estremismo violento, con la lotta alla povertà e al sottosviluppo, nondimeno noi invitiamo rispettosamente il governo a cessare immediatamente ogni misura che sia non pienamente in linea con la legge internazionale, le norme e gli standard relativi ai diritti umani, compresi i diritti delle minoranze", ha continuato.

Gli esperti hanno inoltre segnalato che, secondo le accuse, questo lavoro ottenuto con pratiche abusive s'innesta nelle catene di fornitura di diversi brand globali ben conosciuti. Gli esperti Onu quindi hanno scritto sia al governo della Cina, sia a quelli di altri 13 paesi del mondo in cui hanno sede queste multinazionali, richiamando gli obblighi degli stati che hanno sottoscritto i Principi guida Onu sul business e sui diritti umani.

"Molte imprese sono implicate in queste accuse, sia direttamente sia attraverso le lor catene di fornitura", ha affermato il vicepresidente del gruppo di lavoro Surya Deva. "Le aziende - ha continuato - non devono far finta di nulla e devono condurre due diligence sugli abusi dei diritti umani che possano essere collegati alle loro operazioni, prodotti e servizi in Xinjiang e in altre province cinesi".