Essere Angela Merkel

·4 minuto per la lettura
German Chancellor Angela Merkel holds her annual summer news conference in Berlin, Germany, July 22, 2021. REUTERS/Hannibal Hanschke/Pool (Photo: Hannibal Hanschke via Reuters)
German Chancellor Angela Merkel holds her annual summer news conference in Berlin, Germany, July 22, 2021. REUTERS/Hannibal Hanschke/Pool (Photo: Hannibal Hanschke via Reuters)

Una intera generazione di giovani tedeschi ha vissuto solo con lei alla guida del governo e qualcuno arriva a chiedersi se anche un uomo possa diventare Cancelliere. Angela Merkel arriva al termine della sua parabola politica dopo aver eguagliato il record di Kohl di longevità al governo (16 anni) e superato Adeanuer (14 anni). Dopo tanto tempo dovremmo conoscere bene la sua traiettoria, idee, priorità, simpatie e idiosincrasie, invece la Bundeskazlerin appare spesso avvolta da un manto di nebbia che non ne lascia scorgere i veri tratti.

Era giunta al vertice su una base di consenso fragile, dopo un testa a testa con Gerhard Schröder dall’esito così incerto da farle pensare alle dimissioni ancor prima di formare il governo. Aveva scalato il partito, defenestrato Helmut Kohl, suscitato diffidenza e ostilità in non pochi dirigenti della Cdu. L’inizio non poteva essere più in salita per la giovane fisica di cui nessuno aveva mai sentito parlare prima della caduta del Muro. Ma la donna dell’Est era comunque entrata, con grinta mista a modestia, in un’arena politica sostanzialmente maschile e occidentale. Due svantaggi pesanti, che non l’hanno frenata.

Da mesi Angela Merkel ha deciso di non candidarsi alle prossime elezioni e ha aperto la successione alla Cancelleria, senza delfini. Lo ha scelto lei liberamente, non per aver subìto una sconfitta o una sfiducia. Perché? Che cosa si nasconde dietro quella decisione? Per decifrare questa e altre mosse della Cancelliera nell’arco dei lunghi anni di governo, ora che si tenta un bilancio ragionato di quell’esperienza, Massimo Nava ne pubblica una bella biografia che può aiutare a diradare un po’ di nebbia su una personalità allo stesso tempo lineare e enigmatica (Angela Merkel, “La donna che ha cambiato la storia”, Rizzoli).

Il metodo ormai è chiaro. La scienziata scompone, analizza, verifica, padroneggia i dettagli, si destreggia tra cifre e fatti, lascia poco spazio all’immaginazione e all’improvvisazione. Questa è stata Angela Merkel per anni, in Germania, in Europa, nel mondo. Misurata al punto di apparire fredda, prudente fino a sembrare distante, in realtà lucida e razionale, eppure capace di strappi audaci e imprevedibili. Il parricidio politico del suo mentore Helmut Kohl, che dopo la riunificazione aveva intuito il talento di quella ragazza un po’ dimessa nel vestire e cauta nel parlare, è senz’altro una cesura coraggiosa, segno di una determinazione fuori del comune. Nel 1999 la sfida pubblica, sulle colonne della Frankfurter Allgemeine Zeitung, al Cancelliere dell’unità le spiana la strada verso un successo tutt’altro che scontato.

Seguiranno altri passi inattesi, maturati molto velocemente, in solitudine. Chi dipinge la Cancelliera come una temporeggiatrice affetta da sindrome dell’indecisione, campionessa nell’arte del rinvio e della instancabile ricerca di compromessi, ha difficoltà a spiegare decisioni rapide e radicali, per giunta su questioni cruciali. Dopo Fukushima, contro le lobby industriali Merkel decreta di colpo l’abbandono del nucleare in Germania in tempi molto più stretti di quelli da lei stessa fissati poco prima. Sull’entrata dei rifugiati che nel 2015 si accalcano alle frontiere, decide repentinamente che vadano accolti e diffonde ai tedeschi il generoso mantra del “ce la potremo fare” (wir schaffen das), incurante di paure e obiezioni di quanti le volteranno le spalle e ingrosseranno le file dell’estrema destra. Poi ancora, dopo il brutale schianto della pandemia, sarà sua la decisione senza precedenti, osteggiata da molti dentro e fuori i confini tedeschi, di creare con il Recovery fund un meccanismo di sostanziale condivisione del debito a livello europeo. Allora quale è la vera natura di Merkel? Davvero quella esitante e inconcludente che tanti le hanno rinfacciato?

Prudenza e circospezione possono essere un riflesso dell’educazione e della formazione ricevuta nella prima metà della vita oltre la cortina di ferro, ma non spiegano tutto. Entrano in gioco altre componenti, rigore, disciplina, concretezza, soprattutto l’idea che la politica è servizio, prima che potere, anche se questo non le dispiace affatto. Nava sviscera con cura la psicologia della Cancelliera, partendo dalla brillante studentessa che a ventiquattro anni a Berlino Est schiva abilmente il tentativo di arruolamento della Stasi: non accetta né rifiuta, dice solo che è un po’ chiacchierona e non saprebbe tenere un segreto. E altri frammenti di vita, raccolti e ordinati sulla base di testimonianze inedite, aiutano a comporre un mosaico complesso, a svelare qualche passaggio oscuro.

Alla vigilia delle elezioni in Germania, oggi l’incertezza regna sovrana sul prossimo assetto politico, i giochi sono del tutto aperti e ogni ipotesi suona azzardata. Certo è, invece, che Angela Merkel lascerà un segno nella storia tedesca e europea, per competenza, autorevolezza e stile più che per la timidezza dell’azione in alcuni frangenti importanti non solo per il suo Paese. In un bilancio onesto accanto alle tante luci si deve iscrivere anche qualche ombra, le prime sono comunque più forti.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli