"Essere moglie di un carabiniere": la lettera straziante della vedova di Mario

Maria Rosa ai funerali del marito Mario Cerciello Rega (Photo by Ivan Romano/Getty Images)


"Amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita, l’ho promesso e continuerò ad amarti tutta la vita. Ci siamo sposati in questa Chiesa un mese fa". Maria Rosa ha letto la sua lettera tutta d'un fiato, durante i funerali a Somma Vesuviana per Mario Cerciello Rega, il marito carabiniere ucciso dai due americani a Roma.

Ha dedicato le sue parole a tutte le mogli dei carabinieri, raccontando loro la storia della creazione divina delle compagne dei militari - la stessa storia che avevano raccontato anche a lei lo scorso 13 giugno, giorno delle nozze con il suo Mario.


Maria Rosa ha retto fino alle ultime righe, e poi è scoppiata a piangere. E con lei piangevano tutti i presenti nella chiesa di Santa Croce di Santa Maria del Pozzo e l'Italia che assisteva ai riti funebri in diretta web.


Ecco il testo della lettera:

Un giorno il buon Dio stava creando un modello di donna da destinare a moglie di carabiniere. Era al lavoro quando un angelo gli disse: "Signore, mi sembra che voi vi stiate preoccupando troppo. Perché deve essere così diversa dalle altre donne?". Il Signore rispose: "Questa donna deve essere indipendente, possedere le qualità di un padre e di una madre allo stesso tempo. Essere una perfetta padrona di casa per quattro invitati come per quaranta anche se preavvisata solo un'ora prima, deve essere sempre attiva e intraprendente, far fronte a tutte le necessità, essere capace di svolgere allegramente le sue mansioni anche se è stanca o ammalata, ed essere capace di cambiare casa, abitudini e amicizie spesso e all'improvviso". L'angelo scosse la testa: "Impossibile!". Il Signore proseguì: "La doteremo di un cuore particolarmente forte, capace di sopportare il dolore delle separazioni, di dare Amore senza riserve, di offrire energie al marito nei momenti più difficili e di continuare a lottare anche quando è carico di lavoro e stanco". "Signore", disse l'angelo, toccandogli il braccio dolcemente, "Andate a coricarvi e riposatevi un po'. Potrete terminare domani". "Non posso fermarmi adesso", disse il Signore, "Sono così vicino alla creazione di qualcosa di unico". "Questo tipo di donna si curerà da sola quando è malata, saprà dire arrivederci a suo marito su di un molo, in un aeroporto o in una stazione, comprenderà perché è importante che egli parta ed aspettarlo con rispetto". L'angelo si avvicinò al modello di donna lo guardò da vicino e sospirò: "Sembra ben fatta, ma ha l'aspetto troppo dolce". Replicò il Signore: "Ma ha la forza del leone, non immagini tutto ciò che è capace di sopportare". Alla fine l'angelo si chinò e fece scorrere il suo dito sulla guancia di quella nuova creazione di Dio. "C'è una perdita!" esclamò, "Qualcosa non va in questa creatura". Il Signore parve offeso dalla mancanza di fiducia dell'angelo. "Ciò che tu vedi non è una perdita", disse "è una lacrima!". "Una lacrima? Perché dunque?" domandò l'angelo. "Per la gioia, il dolore, la solitudine e la fierezza che solo la moglie di un Carabiniere prova ed è dedicata a tutti quei valori cui suo marito è legato e che lei farà suoi", disse il Signore dando vita a quella dolce creatura. Anche l'angelo, commosso pianse!


Maria Rosa ha concluso rinnovando l’invito alle istituzioni a fare giustizia per la morte del marito: "Fate giustizia, vi prego, fate giustizia perché è legittimo per Mario e per tutti noi".


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