Essere un’atleta, donna, in Italia, oggi

Di Fabrizia Mirabella
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Photo credit: Courtesy Photo
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From Marie Claire

Il suo curriculum è più lungo di qualsiasi salto sia stato mai fatto, le sue ambizioni non intendono provare alcun tipo di atterraggio, la sua determinazione meriterebbe un oro olimpionico a sé. Laura Strati lunghista vicentina classe 1990, 3 titoli italiani assoluti outdoor e 3 indoor, e un obiettivo: Tokyo 2021. “Sto rincorrendo un grande sogno, le Olimpiadi”, racconta, “lo stavo facendo con le mie sole forze, ma il rinvio all’anno prossimo dovuto all’uragano Covid, mi ha lasciato praticamente senza sponsor e aiuti, con il serio rischio di dovervi rinunciare”. Ma fermare una giovane donna che della corsa ne ha fatto una professione era cosa difficile per il destino, “proprio quando stavo iniziando a pensare che avrei mollato, è arrivata una, anzi LA, proposta. Lo sponsor di Atletica Vicentina, la squadra in cui milito, si è offerto di sostenere la mia preparazione per Tokyo 2021, regalandomi tanto la libertà di inseguire questo sogno quanto un lavoro, cosa più unica che rara in questo Paese”. Per Brazzale, la più antica impresa casearia familiare italiana, nata sull’Altopiano di Asiago alla fine del Settecento, Laura è il volto e corpo sul campo ma anche la mente dietro la scrivania, dallo scorso settembre, infatti, si occupa della divisione export dell’azienda grazie a un part-time flessibile che le permette di allenarsi ogni giorno e mettere in pratica le sue due lauree (ve l’avevamo detto che la sua biografia era un programma…). L’abbiamo incontrata per rubarle ops conoscere i suoi segreti da self-made (ma anche wonder…) woman.

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Questa è metaforica, eh. Qual è il salto più lungo che hai fatto nella tu vita?
Decidere di dedicare all’atletica il 100% della mia vita. Può sembrare frivolo e bellissimo, ma il mondo degli atleti è complicato, la gente pretende che vinciamo le medaglie ma non è disposta ad accettare il nostro stile di vita. In più, a livello contrattuale non è così ben regolato, anzi…

Cosa consiglieresti alle atlete in divenire che pensano di star facendo il passo più lungo della gamba e hanno paura di buttarsi?
Di non dimenticarsi mai dell’altra parte, il mondo normale. Se decidi di intraprendere una carriera agonistica non smettere di studiare o lavorare, credi nella dual career, prenditi i tuoi tempi e non pretendere troppo da te stessa.

Quando ti sei sentita atleta per la prima volta?
Dopo i 26 anni. Prima mi allenavo tantissimo, sì, ma studiavo e lavoravo anche tantissimo, non ero troppo concentrata sulla mia carriera agonistica. Finché non mi sono guardata allo specchio e mi sono detta: vuoi rincorrere il sogno olimpico? Okay, allora mettici tutta te stessa. Lì, forse, ero diventata un’atleta ai miei occhi.

Calciatori, ciclisti, pugili, golfisti, cestisti. Sono le uniche categorie di atleti ad essere riconosciute dallo stato come professionisti. Com’è possibile?
È pazzesco, nient’altro da aggiungere. Nell’atletica e in altri sport siamo tutti ritenuti dilettanti davanti alla legge. Eppure i miei sacrifici e rinunce continue sono identiche a quelle degli altri atleti…

Parliamo di gender equality in Italia, quali traguardi sono stati raggiunti e quali sono ancora lontani?
Nel mio settore gli stipendi sono statali e, quindi, ovviamente uguali per tutti. Diverso è, invece, il discorso se parliamo di sponsor o altri contratti privati, molto spesso agli uomini vengono offerti cachet superiori rispetto alle donne. Penso che non possiamo aspettare che cambi tutto attorno a noi, anche il singolo deve promuovere il cambiamento e alzare la voce.

Photo credit: @photoColombo
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Carbon neutral e dalla tracciabilità smart, Brazzale è un’azienda green a tutto tondo. L’industria dello sport può essere sostenibile?
Penso alle Olimpiadi di Londra del 2012 definite le più sostenibili della storia, da cui dovremmo/potremmo prendere ispirazione per fare sempre meglio. C’è sicuramente da agire sul problema delle emissioni negli stadi al coperto e della quantità eccessiva di plastica utilizzata, dalle bottigliette a certi imballaggi o accessori superflui.

Se dico la parola Olimpiadi cosa provi?
Troppo, non si può descrivere a parole. Non ci sono ancora stata ma non oso immaginare cosa si provi essere lì.

Hai una musa dentro il campo?
Ivana Španović, grandissima lunghista serba che si è fatta da sé.

L’arte della costanza, forse la dote più nobile di voi atleti. Come la alleni?
Mettendo in conto che le cose possono non andare come hai pianificato, essendo estremamente consapevole di ciò che vuoi, controllando l’impulsività, esercitando la disciplina. Se ci pensi, lavoriamo anni per un salto che dura sei secondi.