Eterno Michael J.Fox: a 58 anni il primo tatuaggio

Michael J.Fox (foto: Getty Images)

Michael J.Fox è eterno. Non solo perché con la sua interpretazione in ‘Ritorno al futuro’ è diventato una leggenda del cinema, ma perché ogni giorno dimostra cosa può fare un uomo con un’enorme voglia di cambiare il mondo, o almeno una parte del mondo.

L’attore canadese è affetto da Parkinson praticamente dall’inizio degli anni ’90, quando ebbe i primi sintomi. Oggi, a 58 anni, si è fatto il suo primo tatuaggio: una tartaruga di mare sul braccio. Una tartaruga che nuota attraverso cinque anelli – a rappresentare le cinque decadi di vita già attraversate. Probabilmente aggiungerà un altro anello dopo il compimento del suo 60° compleanno.


Michael J.Fox ha raccolto centinaia di milioni di dollari (più di 900 milioni, secondo le migliori stime) da quando ha messo i piedi la sua fondazione nel 1998. I soldi raccolti quasi equivalgono alla spesa del governo statunitense per affrontare la malattia, uno sforzo titanico che ha dato un grande aiuto a molti malati. Ma per lui non era stato facile all’inizio: dopo la diagnosi si era attaccato all’alcol e solo la forza della moglie, Tracy Pollan, lo portò a più miti consigli.

Se lo accetto, lo riconosco, lo guardo e lo tratto con onestà, posso solo dire che il Parkinson è quello che è, e che lo posso tenere a bada. Se invece non lo accetto, è solo un ammasso di fastidio e disagio che entra in ogni angolo della mia vita, mettendo tutto in confusione. Noi Parkinson siamo esperti del nostro problema, se riusciamo a fare ciò che dobbiamo e a informare, anche i futuri malati si comporteranno come noi e la loro vita sarà più semplice“, ha detto Michael J.Fox in una recente intervista.

Ancora oggi l’attore si stupisce di essere ‘ancora in piedi’, ed è anche per questo motivo che si è fatto il primo tatuaggio. Gli ricorderà per sempre di mantenere la sua malattia in ‘proporzione’ rispetto al disagio che provoca, e di non appesantirla. Esplorerà sempre tutte le aree della sua vita dove la malattia non c’è per godersi appieno l’esistenza terrena: “il Parkinson non raggiunge ogni punto della mia vita, in realtà; certamente ha modificato il modo in cui mi muovo, e in cui cammino. Ho perso una certa dose di spontaneità nei movimenti. Ma ho guadagnato anche molto, nella percezione delle cose, nell’opportunità di incontrare grandi persone che diversamente mai mi sarei sognato di vedere“.

Un’ispirazione per tutti.

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