Etilometro, diventa più facile evitare le multe per chi guida ubriaco

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dal sito "La legge per tutti" 

È di poche ore fa una sentenza della Corte di Cassazione destinata a fare storia: nel caso di superamento dei limiti fissati dalla legge per la guida in stato di ebbrezza, tocca alla pubblica accusa dimostrare che i rilievi dell’etilometro sono corretti. In pratica, secondo questo nuovo orientamento, la difesa dell’imputato non dovrà più arrovellarsi il cervello per cercare di dimostrare che l’alcoltest era sbagliato: in ossequio al principio secondo cui è la Procura a dover dimostrare la colpevolezza dell’imputato e non questi a provare la sua innocenza, giunge una pronuncia che è destinata a rimanere negli annali della giurisprudenza. Vediamo più nel dettaglio perché, in presenza dell’etilometro, diventa più facile evitare le multe per chi guida ubriaco. 

Guida in stato di ebbrezza: reato  

La guida in stato di ebbrezza diventa reato solamente se il tasso alcolemico (cioè, il quantitativo di alcol etilico nel sangue) è superiore allo 0,8 grammi per litro (0,8 g/l). Superata questa soglia, non soltanto si dovrà pagare una sanzione economica (rappresentata dall’ammenda), ma si rischia addirittura l’arresto. Infatti, se il tasso rilevato si assesta tra 0,8 g/l e 1,5 g/l le sanzioni sono: 

ammenda da ottocento a 3.200 euro (l’ammenda è aumentata da un terzo alla metà quando il reato è commesso dopo le ore ventidue e prima delle sette del mattino); 

arresto fino a sei mesi; 

sospensione della patente di guida da sei mesi a un anno. 

Qualora il tasso alcolemico risulti addirittura superiore a 1,5 g/l, si avrà: 

ammenda da 1.500 a 6.000 euro (anche in questo caso, aumentata da un terzo alla metà se il reato è commesso tra le ventidue e le sette del mattino); 

arresto da sei mesi a un anno; 

sospensione della patente di guida da uno a due anni (il periodo di sospensione va da due a quattro anni se il veicolo appartiene a persona estranea al reato). 

Chi deve dimostrare il superamento del tasso alcolemico?  

Perché è diventato più facile evitare le multe per chi guida ubriaco? Perché, secondo una sentenza della Corte di Cassazione di qualche ora fa, deve essere la pubblica accusa a dimostrare che i rilievi effettuati dalla polizia giudiziaria per mezzo dell’etilometro siano corretti. 

Fino a questo momento, infatti, i giudici erano abbastanza restii a credere alle tesi difensive secondo cui gli impianti dell’alcoltest presentassero difetti o avarie; e in effetti, la difesa non ha alcun modo di provare ciò. 

Nel 2015, tuttavia, una sentenza della Corte Costituzionale aveva aperto qualche spiraglio: in ambito civile, veniva stabilito che l’obbligo di dimostrare il controllo periodico degli strumenti di misurazione della velocità a garanzia della sicurezza stradale spetta alla Pubblica Amministrazione. Un obbligo esteso dalla successiva giurisprudenza anche all’etilometro. 

La sentenza in commento della Corte di Cassazione si è posta all’interno di questo solco: se nel processo civile è l’amministrazione a dover dimostrare il corretto funzionamento di tutti gli impianti che utilizza per prevenire e sanzionare le infrazioni, a maggior ragione questo criterio deve valere in ambito penale, laddove è consolidato il principio secondo cui è sempre l’accusa a dover dimostrare la responsabilità penale dell’imputato. 

In pratica, l’onere della prova del corretto funzionamento dell’etilometro incombe sulla Pubblica Amministrazione, sia in ambito amministrativo che penale. Nel caso affrontato dai giudici, il ricorso dell’automobilista veniva accolto poiché l’etilometro risultava solo omologato, ma non correttamente sottoposto a revisione periodica, unico strumento che garantisce la precisione dello strumento e l’attendibilità del risultato.