Etiopia, analista: nel Tigray il Tplf ha vinto, ora Abiy rischia

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Image from askanews web site
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Roma, 1 lug. (askanews) - Le forze dell'ex partito di governo dei Tigray, Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf), hanno riportato una "vittoria militare" contro il governo di Addis Abeba, "liberando il proprio territorio" e riaffermandone l'autonomia da Addis Abeba, per cui adesso "bisognerà vedere quali saranno le mosse del premier Abiy Ahmed e se riuscirà a rimanere al potere": questa l'analisi di Stefano Bellucci, docente all'Università di Leiden, contattato da askanews sugli ultimi sviluppi del conflitto in corso dallo scorso novembre nella regione settentrionale dell'Etiopia.

Il 28 giugno scorso, le forze del Tplf hanno ripreso il controllo del capoluogo Macallè e le truppe governative hanno lasciato la regione, in concomitanza con la dichiarazione di un cessate il fuoco unilaterale da parte di Addis Abeba. Il Tplf ha rivendicato la vittoria, definita però una "bugia" da Abiy che ha parlato piuttosto di un ritiro tattico, dovuto ad altre priorità, quali il Covid-19 e la controversia con Sudan ed Egitto sulla diga Grand Ethiopian Renaissance Dam (Gerd).

"Cinque divisioni allo sbando è una sconfitta sul campo netta", ha spiegato Bellucci, sottolineando che il Tplf "ha probabilmente organizzato l'offensiva in modo da riconquistare il territorio prima dell'inizio delle piogge" con l'inevitabile cessazione delle operazioni militari. "L'operazione è riuscita. Adesso bisognerà coltivare i campi, sperare che arrivi l'acqua e che la carestia non si materializzi come molti dicono. Ci sarà un periodo di calma, dovuto alle piogge. In questo momento il Tplf ha vinto, ha riconquistato tutto il territorio, ci sono le piogge e c'è la politica che si muoverà, inclusa quella internazionale. Ci saranno discussioni all'interno dei partiti etiopici, a livello regionale e a livello internazionale", afferma l'analista.

E "bisognerà vedere quali saranno le mosse del premier Abiy, se riuscirà a rimanere al potere, o se sarà spodestato da altri attori politici, sia all'interno del Partito della prosperità, sia dall'esterno, che non tenteranno più di cambiare la costituzione etiopica per rendere l'Etiopia un paese unitario e non un paese federale", ha aggiunto. Perché, ha rimarcato, "dal punto di vista politico è questa la guerra in atto: tra federalisti e nazionalisti" e il partito del premier è nazionalista.

Bellucci ricorda che "storicamente l'Etiopia è sempre stato un paese eterogeneo e il Tigray una regione autonoma, un senso di autonomia, del Tigray ma anche di altre regioni del paese, che è sempre esistito. Coloro che hanno tentato di reprimere questi sentimenti autonomistici sono stati i regimi dell'imperatore Hailé Selassié e del Derg". Per l'analista, quindi, dopo i recenti sviluppi nel Tigray, "si tornerà a uno status quo: avremo un'Etiopia che continuerà ad essere federale, con il Tigray che manterrà la sua fortissima autonomia da parte di Addis Abeba". Bellucci non ritiene ci sia il rischio di un'implosione del Paese e, aggiunge, "non credo che al momento ci siano spinte per l'indipendenza totale del Tigray".

Alla domanda se la situazione nel Tigray e il duro colpo inflitto al suo progetto politico possano portare a una caduta del premier Abiy, Bellucci ha risposto: "Sì, in questo momento c'è il rischio che Abiy cada, anche perché se non riallaccia i suoi rapporti con l'Occidente, in particolare con gli Stati Uniti, resta appoggiato solo da Emirati arabi uniti e Russia. Anche la Cina ha raffreddato i rapporti con il premier, che guida un partito liberale, liberista". La dichiarazione di cessate il fuoco unilaterale può quindi essere letta come un tentativo di riavvicinarsi a Stati Uniti, Unione europea e Regno Unito che "hanno sempre chiesto questo e che è quello che poi ha fatto".

Anche la disputa con Egitto e Sudan sulla diga, sempre più accesa per l'imminente riempimento del bacino, potrebbe "giovare ad Abiy, perché il controllo del flusso delle acque può essere positivo per il Sudan", e il premier "potrebbe giocare la carta del riavvicinamento al Sudan, dove ci sono anche i rifugiati tigrini scappati dal conflitto", ha concluso Bellucci.

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