Euronews nell'istituto universitario Imec di Lovanio per capire la guerra dei microchip

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È risaputo che l'Europa soffre di un'enorme carenza di microchip. Ciò sta avendo gravi conseguenze in molti settori poiché le fabbriche di automobili ad esempio, lavorano a un ritmo lento.

Il problema è che anche se la conoscenza tecnologica c'è sono prodotti principalmente in Asia.

Luc Van den hove, amministratore delegato di IMEC: "C'è una grande carenza in tutto il mondo in realtà in termini di disponibilità di chip e questo è il risultato, da un lato, a causa della crisi covid, la catena di approvvigionamento è stata rallentata e, dall'altro, c'è un aumento crescente della tensioni geopolitiche. E di conseguenza, ogni continente sta cercando di ottenere il massimo accesso possibile ai chip".

Qui in Belgio IMEC è uno dei più grandi centri di ricerca e sviluppo di semiconduttori al mondo. E il suo AD spiega quanto siano importanti per la nostra vita quotidiana.

Luc Van den hove, Amministratore Delegato di IMEC: "Possiamo trovare chip ovunque: nel mio computer, laptop, nel mio ipad, nel mio telefono... ma anche in un sistema di videoproiezione, nella tv e persino nelle luci abbiamo i chip. Sono praticamente dappertutto".

Non meno di 5000 persone provenienti da 97 paesi stanno lavorando in questa organizzazione senza scopo di lucro sviluppando l'ultima generazione di chip avanzati.

Imec, a Lovanio, è una realtà neutrale che lavora per molte aziende, un instituto di ricerca interuniversitario. Gli esperti affermano che l'Europa è perfettamente competitiva in termini di capacità di realizzazione.

Luc Van den hove, Amministratore Delegato di IMEC: "Per fabbricare chip hai molti componenti nelle catene di approvvigionamento. Hai bisogno delle macchine con cui puoi fabbricarli, ma devi anche avere capacità produttiva. L'Europa è leader nelle macchine che realizzano i chip, ma molta produzione viene eseguita in grandi mega fabbriche che hanno sede nell'Asia meridionale"...

L'UE deve essere più strategicamente indipendente e sta già lavorando a un CHIPS ACT europeo che intende potenziare la capacità industriale del continente. Bruxelles vuole che l'UE abbia una quota del 20% del mercato globale dei microchip entro il 2030.

Ma per questo, pubblico e privato dovranno cooperare.

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