Europa, cosa succederà se vince Hollande

Le elezioni in Francia del 2012 potrebbero alterare gli equilibri dell'intero continente

Cosa è successo: Potrebbero essere gli elettori di estrema destra a decidere chi sarà il prossimo presidente francese dopo il clamoroso risultato ottenuto da Marine Le Pen al primo turno nelle elezioni francesi, che hanno visto il confronto tra il candidato socialista Francois Hollande e il presidente uscente Nicolas Sarkozy.
Hollande ha battuto, seppur di misura, Sarkozy al primo turno delle presidenziali di ieri - che hanno visto in gara 10 candidati - con il 28,6% di consensi rispetto al 27,1% del presidente uscente, secondo i dati resi noti dal ministero dell'Interno quando era stato scrutinato il 99% dei seggi. Ma Marine Le Pen ha rubato la scena ai due ottenendo il 18% dei consensi, il più importante risultato per un candidato di estrema destra

Cosa potrebbe succedere se vince Hollande

Sarkozy non è mai stato così impopolare come in negli ultimi mesi. A dirlo, senza troppi indugi, sono i sondaggi. Complice la crisi economica, soltanto un francese su quattro rinnoverebbe, oggi, la fiducia al presidente attuale che in Europa ha sempre avuto come interlocutore privilegiato la Germania di Angela Merkel. François Hollande è l’esatto opposto. Esponente della sinistra socialista, ha un programma elettorale di netta rottura. I socialisti, negli ultimi 17 anni, hanno avuto un solo inquilino all’Eliseo: François Mitterrand. Il nome di battesimo è lo stesso, coincidenza o no, Hollande potrebbe davvero diventare il secondo presidente socialista transalpino della V Repubblica.

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Un’eventualità che sconvolgerebbe gli scenari politici, ma soprattutto economici, dell’Europa comunitaria e che potrebbe avere delle ripercussioni forti anche sulla finanza mondiale.
La Francia ha persola tripla A che caratterizzava il suo debito, nonostante una prolungata stagione di austerità che, però, ha portato ad una bassa crescita e un deficit in aumento. Il calo della popolarità di monsieur Sarkozy si spiega anche così. Il drastico calo di consensi è aumentato nelle varie tornate elettorali francesi. Se nelle Europee del 2009 il flop socialista aveva attutito il calo dell’UMP (il partito di destra del presidente Sarkosy), alle regionali e alle cantonali la vittoria della gauche è stata indiscutibile. E analizzando i dati economici della Francia, dal 2007 quando Sarkozy è stato eletto, fino ad oggi, emerge che la situazione è simile a quella dell’epoca Chirac. Il Pil transalpino, giusto per dare qualche dato, cresce al rallentatore, faticando a superare la soglia dell’1%. La disoccupazione aumenta, anche a causa degli stabilizzatori automatici, soprattutto tra i più giovani. Un ragazzo under 25 su quattro non lavora. Il deficit è cresciuto nell’ultimo decennio dal 60% fino all’80% del Pil. Per far fronte a questo, desolante, scenario, il presidente si è aggrappato alla Merkel. La firma del Trattato di Amicizia che lega le due nazioni ne è un esempio. Il fatto che il modello economico della Germania – all’insegna dell’austerità - sia diventato quello da emulare e compiacere, invece, ne è la conseguenza.


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François Hollande alla fine di gennaio ha presentato il suo programma elettorale. Sessanta punti, sessanta proposte marcatamente di sinistra. Aumento della tassazione sui redditi più alti, più importanza ai sindacati e più posti di lavoro, circa 150mila per i giovani a condizioni agevolate. “Giustizia, lucidità, volontà e chiarezza”, le parole d’ordine. Un programma diverso a quello di Sarkozy, in tutto. La scelta più “di rottura” rispetto all’attuale governo è senza dubbio quella che riguarda il ritorno delle pensioni a 60 anni, dopo l’innalzamento a 62 deciso dall’attuale maggioranza conservatrice. Il nemico dichiarato è la finanza. Una lotta che si concretizza nella tassazione antispeculazione, giusto per rispondere alla Tobin Tax voluta da Sarkozy. Ma anche con l’obbligo di separazione per le banche tra funzioni di investiment e retail. Le tasse sulle imprese saranno rimodulate per alleviare il carico che pesa su quelle più piccole. Nuove entrate per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2017, sempre che la crescita del Pil rispetti la tabella di marcia.

Insomma, se Hollande dovesse vincere il rapporto con la Germania non sarà più lo stesso. E, di conseguenza, cambierà anche l’Unione europea, almeno per come la intendiamo oggi. La Francia esegue solo gli ordini tedeschi? "Il metodo è sbagliato”, ha risposto Hollande a Repubblica in occasione della visita in Italia, lo scorso dicembre. “Riconosco che il motore franco-tedesco è essenziale per l'Europa quando è in grado di trascinare, convincere, non di imporre. Rinchiudersi in un faccia a faccia porta solo a privarci di sostegni importanti, come per esempio quello del presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy. Il lavoro con gli altri partner europei è fondamentale, in particolare quello con l'Italia, grande paese fondatore dell'Europa". Sta di fatto che una svolta socialista all’Eliseo avrebbe un enorme impatto in un’Europa fino ad ora governata da una predominanza di forze conservatrici. L’austerità imposta dalla Merkel potrebbe arrivare al capolinea senza l’amico Sarkò in regia di comando. Se la Francia proponesse una nuova e diversa politica economica, in buona sostanza, gli equilibri si stravolgerebbero. Oltre agli eurobond osteggiati in tutti i modi dalla Cancelliera, il candidato socialista pensa anche al Fiscal Compact e a rivedere il Trattato di amicizia franco-tedesco. Segnali forti e precisi, mirati a minare l’asse franco-tedesco che ha tenuto banco nell’area euro fino ad ora. La Francia, se la gauche spodestasse Sarkozy, cambierebbe completamente rotta in ambito economico, prima che politico.

Tanto da preoccupare anche Londra. “Non voglio fare ingerenze nella politica interna francese – ha affermato Johnson, sindaco di Londra, sulle pagine del Times - ma vorrei evitare che i francesi commettano un errore che comporterà poi pregiudizio all'economia britannica”. Ma la questione non riguarda solo quella di Sua Maestà. Cambierebbe l’economia di tutto il Vecchio Continente.

Fabrizio Arnhold

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