"Europa e Usa nei giorni bui del Covid, pesa molto l'allentamento psicologico"

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gallavotti (Photo: La7/Getty)
gallavotti (Photo: La7/Getty)

Sono i paesi con il più alto tasso di vaccinazioni, ma anche quelli dove al momento si registrano tra i più alti livelli di contagi. Nella fluttuazione alla quale la pandemia ci ha abituato, dopo un’estate relativamente pacifica, l’asticella pandemica torna a salire, riportando Stati Uniti ed Europa nei giorni più bui del Covid. “Siamo di nuovo l’epicentro della pandemia” ha dichiarato Hans Kluge, responsabile dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’Europa. I numeri riferiti proprio dall’Oms mostrano che, nonostante Africa e Asia abbiano delle percentuali più basse di immunizzati, in questi paesi le curve covid hanno subito meno picchi nell’ultimissimo periodo.

“In Sud America, anche se la situazione non è facile, complessivamente i casi sono in calo: è estate, con tutte le circostanze che offrono una minore diffusione del virus. L’ Asia adotta misure di contenimento ancora molto pesanti. Sull’Africa i dati sono sempre stati non chiari”, dice ad Huffpost la dottoressa Barbara Gallavotti, biologa e divulgatrice scientifica, commentando i dati. Per spiegare la differenza con gli altri paesi è necessario innanzitutto chiarire un punto: perché, a fronte della copertura vaccinale, in Italia e Usa i contagi stanno risalendo?

“Il comportamento del virus non sempre riusciamo a spiegarlo, ma ci sono diversi fattori chiari”, dice Gallavotti, “Intanto la percentuale di popolazione completamente vaccinata è alta, ma non altissima. In Italia il 74%, negli Stati Uniti il 58%. Si tratta di numeri bassi. Per diminuire drasticamente la circolazione del virus - considerando che anche i vaccinati in parte si possono infettare - dovremmo avere una copertura pari quasi alla totalità della popolazione. 58% di vaccinati, significa 42% di non vaccinati: tantissimi”.

Rimane dunque un grosso bacino di persone in cui il virus può circolare. Molti di loro sono giovani, gli under 12 per i quali il vaccino non è ancora disponibile, ma a partire da dicembre anche l’Italia dovrebbe permettere l’accesso alla fascia 5-11: “Sappiamo che la vaccinazione riduce moltissimo la probabilità di essere ricoverati in intensiva, ma considerando le persone che hanno una probabilità molto alta di essere ricoverati, questa protezione può non essere sufficiente. Per un soggetto ipotetico che ha una condizione di salute tale per cui ha una probabilità del 20% di essere ricoverato, se dovesse infettarsi, il vaccino ha la capacità di ridurre di 20 volte questa possibilità, portandola a 1. E’ poco, ma non è zero. Se di persone con queste caratteristiche se ne infettano mille, 190 si salvano, ma 10 di loro stanno molto male”.

Basso tasso di immunizzazione, vaccini performanti ma non inespugnabili, la loro progressiva perdita di efficacia. A rigettare Europa e Usa nel buio sono fattori legati alla preziosa arma vaccinale, ma non solo. C’è l’inverno, ovviamente, con le finestre chiuse che creano le occasioni di contagio ottimali. Con l’avanzare del tempo c’è stato anche un progressivo abbassamento delle attenzioni anti-Covid, anche laddove richieste per legge: mascherine abbassate in luoghi chiusi e pericolosi assembramenti. “Noi tutti abbiamo ripreso la nostra vita, con molti meno limiti di quelli adottati quando non c’erano le vaccinazioni”, dice Gallavotti, “E’ umano che ci sia un allentamento psicologico dopo un periodo così lungo di limitazioni, con un vaccino che tutto sommato sembra funzionare bene e con il bisogno di tutti di tornare alla vita. Ma solo i vaccini non bastano. Noi dobbiamo trovare un equilibrio dinamico con questo virus. Evidentemente non possiamo vivere in lockdown per sempre”.

Alcuni paesi hanno fatto l’esatto opposto, riaprendo totalmente dopo le limitazioni delle fasi più critiche: “Non pensiamo solo all’Inghilterra. In Francia all’aperto non si vedeva nessuno in giro con la mascherina, persino la Danimarca che ha raggiunto un tasso di vaccinazione molto alto e a settembre aveva tolto le restrizioni, è stata costretta a dei piccoli passi indietro. La strategia è cercare una tregua armata in cui ci proteggiamo più possibile con i vaccini, ma manteniamo anche altri dispositivi di protezione”.

Germania, Austria, Gran Bretagna, Francia, Romania, Bulgaria: in molti casi la strategia è stata quella di affidarsi al solo filtro dei vaccini, fortemente indebolito dal fatto che non tutti sono vaccinati: “Nell’Est Europa il problema drammatico è l’incredibile scarsità di persone vaccinate. In Romania solo il 28% della popolazione ha completato il ciclo di iniezioni, in Bulgaria ancor meno: il 16%”.

In altri paesi le misure restrittive possono risultare simili, ma a incidere è come poi vengono assorbite dal paese: “Tanti fattori sono molto locali. Noi siamo stati beneficati dal Green pass, che ha arginato la circolazione del virus. In Danimarca la forte fiducia che la popolazione nutriva nel governo ha comportato un rispetto delle regole anche nelle case private, lontano dai controlli”. Ma non bisogna disperare. Gli effetti del vaccino si stanno vedendo, per quanto ancora critica, la situazione non è paragonabile a quella dello scorso anno: “Un report dell’Iss ha quantificato i morti evitati con i vaccini solo fino a giugno, sono 12100. Io confido che le prossime ondate, peraltro previste anche da modelli matematici, saranno sempre più sopportabili. Ma dipende davvero da noi”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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