+Europa: libici curati da Ssn in Lombardia, inaccettabile opacità

Red-Asa

Milano, 27 gen. (askanews) - Per Michele Usuelli, consigliere Regionale di +Europa-Radicali e medico pediatra del reparto di neonatologia del Policlinico di Milano, "la notizia di soldati libici curati a pagamento nei letti dedicati al servizio sanitario nazionale presso l'ospedale privato convenzionato San Donato, alle porte di Milano, desta preoccupazione per quel che concerne il rapporto tra la Regione Lombardia e le aziende ospedaliere". Lo ha scritto in una nota nella quale denuncia la mancanza di trasparenza sulla vicenda.

"Secondo quanto si apprende, il gruppo San Donato avrebbe sottratto posti letto al Ssn e curato in Lombardia soldati libici senza neppur avvisare la Regione: i margini di tolleranza e sudditanza dimostrati dalla Regione in questi anni verso i singoli comportamenti 'anomali' dei privati convenzionati sono problematici. Solo nelle ultime settimane questa vicenda e quella dei rimborsi sui farmaci da file F hanno dimostrato che anche quando i pochi controlli o le segnalazioni di funzionari coraggiosi mostrano gravi irregolarità, la Regione cerca di mantenere un profilo basso, non agisce in modo deciso e non scoraggia la reiterazione di tali irregolarità, limitandosi a comminare sanzioni inefficaci" ha sottolineato.

"Non mi turba - ha concluso l'esponente dei Radicali, che ha precisato di essere stati più volte in Paesi in conflitto con organizzazioni internazionali - che i libici curati a San Donato fossero soldati: quando curo una persona non mi tange il lavoro che fa e neppure a quale fazione appartenga. Ciò che è da pretendere è la trasparenza, soprattutto quando lo scenario internazionale è così delicato. Se il 2 febbraio prossimo il rinnovo degli accordi Italia-Libia non prevedesse una collaborazione finalizzata a ricacciare nei lager i migranti, anche attraverso lo spiegamento di unità e mezzi italiani, bensì l'assistenza sanitaria gratuita ai soldati di entrambe le fazioni e ai civili libici, questo sì sarebbe usare la sanità italiana come strumento di politica estera".