Europa tra tristezza e sollievo. Domani il sole sorgerà ancora

Angela Mauro
Boris Johnson

“Qualsiasi cosa accada, domani il sole sorgerà ancora”, disse Barack Obama per commentare la vittoria di Donald Trump negli Usa. Era il 9 novembre 2016, a poco più di 4 mesi dal referendum sulla Brexit nel Regno Unito: la stessa aria protezionista e nazionalista cominciava a legare Washington e Londra e a ferire l’Ue. La notte scorsa, al Consiglio europeo riunito a Bruxelles, pare che nessuno abbia usato le stesse parole di Obama per commentare la vittoria schiacciante di Boris Johnson alle elezioni nel Regno Unito. Ma, in un misto di tristezza per un paese che lascia l’Unione e sollievo per la fine di un incubo durato tre anni, emerge qualcosa di simile nelle parole di Angela Merkel e anche di Ursula von der Leyen.

La Gran Bretagna, dice la pragmatica cancelliera tedesca, “non farà più parte del mercato unico” europeo e dunque sarà un “concorrente alle nostre porte. Questo concorrente potrebbe anche ispirarci ad essere più veloci nelle nostre decisioni”. Certo, non nasconde, il negoziato sul futuro accordo commerciale con il Regno Unito “sarà difficile” e per il tempo a disposizione, un anno, ”è una vera sfida – dice la presidente della Commissione europea - Ci dobbiamo mettere al lavoro al più presto possibile, ma trarremo il massimo dal minimo” per arrivare ad “una relazione senza precedenti. Questa non è la fine di qualcosa, ma è l’inizio di eccellenti relazioni tra buoni vicini”.

Di necessità, virtù. La Brexit ormai vicina e certa - l’obiettivo è il 31 gennaio - dopo tre anni di passione e rinvii, coglie l’Unione in un momento di debolezza, divisa su tanti dossier come accade ormai da tempo, in difficoltà tanto che per andare avanti sul Green Deal, la sfida obbligatoria dei prossimi anni, decide a maggioranza, per la prima volta se ne infischia dell’unanimità, accetta che la Polonia resti fuori dagli obiettivi di decarbonizzazione per il 2050 e chi vivrà vedrà. E intanto riesce a far rientrare...

Continua a leggere su HuffPost