Europarlamento critica Consiglio europeo su stato di diritto

Red
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Bruxelles, 17 dic. (askanews) - In una risoluzione non legislativa adottata oggi con 496 voti a favore, 134 contrari e 65 astensioni, la plenaria del Parlamento europeo ha salutato gli accordi raggiunti dal Consiglio europeo di Bruxelles del 10 e 11 dicembre scorso, che hanno rimosso i veti polacco e ungherese e sbloccato il regolamento sul Quadro finanziario pluriennale (Qfp, il bilancio comunitario 2021-2027) e sullo strumento di Recovery dell'Ue, ma ha anche duramente criticato l'intesa politica dei leader finalizzata a ritardare l'applicazione del regolamento sullo stato di diritto, che è stata la condizione per ottenere il via libera dei governi di Varsavia e Budapest.

Il Parlamento europeo, si legge nella risoluzione, "accoglie con favore il risultato del Consiglio europeo" e "si compiace del fatto che rimangano immutati i testi giuridici" oggetto dell'accordo, compreso quello sul rispetto dello stato di diritto come condizione per accedere ai fondi Ue da parte dei paesi beneficiari (il regolamento è stato approvato ieri dall'Assemblea).

La risoluzione tuttavia "deplora vivamente che l'adozione dell'intero pacchetto, compresi i nuovi programmi dell'Ue per il periodo 2021-2027, abbia causato un indebito ritardo per l'intero processo, in ragione della regola dell'unanimità in seno al Consiglio europeo".

Il Parlamento rileva, in particolare, "che il contenuto delle conclusioni del Consiglio europeo relative al regolamento" sullo stato di diritto "è superfluo".

La risoluzione sottolinea infatti "che l'applicabilità, lo scopo e l'ambito di applicazione del regolamento sullo Stato di diritto sono chiaramente definiti nel testo giuridico del regolamento stesso", e ricorda che, in base al Trattato sul funzionamento dell'Ue (art.15) "il Consiglio europeo non esercita funzioni legislative".

IL Parlamento europeo "ritiene pertanto che qualsiasi dichiarazione politica del Consiglio europeo non possa essere considerata un'interpretazione della legislazione, in quanto l'interpretazione è di competenza della Corte di giustizia dell'Unione europea".

L'accordo politico del Consiglio europeo prevede che la Commissione europea si impegni ad attendere la sentenza della Corte riguardo agli attesi ricorsi della Polonia e dell'Ungheria contro il regolamento sullo Stato di diritto, prima di pubblicare degli "orientamenti" sul modo in cui verrà applicata questa normativa, e prima di iniziare le procedure contro eventuali violazioni. Mediamente, una sentenza della Corte richiede circa un anno e mezzo a partire dalla presentazione del ricorso.

A questo proposito, la risoluzione "ricorda che la Commissione e il suo presidente sono eletti dal Parlamento europeo" e sono responsabili dinanzi all'Assemblea, che "la Commissione vigila sull'applicazione dei Trattati e delle misure adottate dalle istituzioni in virtù dei medesimi", e che "esercita le sue responsabilità in piena indipendenza".

Il Parlamento europeo "afferma pertanto che la Commissione deve, in qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza, rispettare la legge, 'dura lex sed lex'". La risoluzione sottolinea, inoltre, "che il Parlamento ha a disposizione diversi mezzi giuridici e politici per far sì che la legge sia applicata da tutti e in primo luogo dalle istituzioni dell'Ue", e che "le conclusioni del Consiglio europeo non possono essere rese vincolanti per la Commissione in sede di applicazione degli atti giuridici".

Il Parlamento europeo sottolinea ancora che il regolamento sullo stato di diritto "entrerà in vigore il primo gennaio 2021 e dovrà essere applicato a tutti gli impegni (finanziari, ndr) e i pagamenti" previsti dal bilancio Ue. "L'applicabilità di questo regolamento - puntualizza la risoluzione - non può essere subordinata all'adozione di alcun orientamento, in quanto il testo concordato è sufficientemente chiaro e non sono previsti strumenti di attuazione".

Il Parlamento europeo, dunque, "si aspetta che la Commissione, in quanto custode dei Trattati, garantisca che il regolamento sia pienamente applicabile a partire dalla data concordata dai colegislatori", ossia dal primo gennaio 2021.

La risoluzione avverte poi che, "se uno Stato membro chiede l'annullamento del regolamento o di parti di esso, il Parlamento ne difenderà la validità dinanzi alla Corte, e si aspetta che la Commissione intervenga" in suo sostegno. In questo caso, "il Parlamento chiederà alla Corte di pronunciarsi mediante procedura accelerata".

Il Parlamento europeo, infine, "ritiene che il superamento degli ostacoli posti dal requisito dell'unanimità in seno al Consiglio europeo", ostacoli che sono apparsi chiari in questa vicenda, "vada affrontato nella prossima Conferenza sul futuro dell'Europa".