Europee 2019, perché la lotta alle fake news è già persa in partenza

(Getty)

Le elezioni Europee del 26 maggio si avvicinano. Sale il rischio di fake news in giro per la rete. La difesa dell’Unione europea, però, su questo fronte sembra davvero debole. Le uniche piattaforme ad aver siglato il codice di condotta della Commissione europea sono Facebook, Twitter e Google. E le contromisure alla disinformazione di queste ultime non hanno ancora dato i risultati sperati, come emerge dall’ultimo rapporto che i tre colossi del web sono tenuti a pubblicare ogni mese per rendicontare le loro attività.

Il rapporto

Controllando il rapporto presentato dai social network, ad esempio, emerge come Twitternon abbia segnalato alcuna azione specifica”, precisa Mariya Gabriel, commissario europeo per l’economia e la società digitali. Il 19 marzo Gabriel, il vicepresidente della Commissione europea Andrus Ansip e i commissari Julian King e Věra Jourová, rispettivamente a sicurezza e giustizia, hanno incontrato a Bruxelles i rappresentanti di Facebook, Google e Twitter.

Le richieste

Bruxelles ha avanzato quattro richieste: “Migliorare i sistemi di verifica indipendente”, spiega King, da parte dei ricercatori, giornalisti ed esponenti della società civile. In altre parole, le piattaforme devono offrire open data a terzi e in tutti i paesi dell’Unione. Facebook, ad esempio, ha strumenti per contestualizzare una fake news e partner per la verifica, ma solo in alcuni Stati, tra cui l’Italia. Bruxelles vuole rendere omogeneo il servizio in tutto l’Europa.

Banche dati della pubblicità politica

Il secondo punto riguarda la “creazione di banche dati della pubblicità politica”, prosegue King. Il terzo punto, aggiunge il commissario fa riferimento alla “maggiore trasparenza su come la disinformazione si propaga online”. Il quarto e ultimo fronte: “Agire contro i profili falsi”, indica King, “per identificarli e cancellarli. Solo Facebook ammette la presenza di 116 milioni di account fake sulla sua piattaforma”.

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