Eurozona: Monti vs. Merkel, chi ha vinto

C’è chi vince e chi perde. Una massima che funziona sia nello sport che nell’economia. Quindi, perché non mettere sul piano di una sfida, tutta personale tra Mario Monti e Angela Merkel, le decisioni da cui dipende il futuro di tutta Eurolandia? Gli argomenti non mancano, anzi. Scudo anti-spread, Eurobond, unione monetaria, unione politica e la crisi di Spagna e Grecia. Campi di confronto, ci piace pensare alla competizione sportiva perché lì dovrebbe esserci più far-play, sui quali non si gioca solo la sfida tra l’Italia e la rigorosa Germania, ma soprattutto il destino della moneta unica e, quindi, dell’Europa stessa.

Tanto per cominciare, è ormai opinione diffusa, lo scudo anti-spread, approvato dalla riunione dell’Eurogruppo e già deciso nel vertice sulla crescita di fine giugno, rappresenta la più grande vittoria del premier italiano, Mario Monti. Nessuna “suspense” in questo caso, la sfida è bella e chiusa a favore del Professore. “Le misure a breve sulla stabilizzazione della zona euro sono un fatto molto positivo per l'Eurozona e una duplice soddisfazione per l'Italia che ne ha stimolato il processo”, aveva spiegato Monti al termine del vertice di giugno a Bruxelles. Una vittoria senza se e senza ma. Anche alla faccia di chi considera la conquista come un pericoloso boomerang. Si tratta di un meccanismo, giusto ricordarlo, il cui obiettivo è quello di contenere la variazione del differenziale dei titoli di Stato dei Paesi dell’Eurozona “virtuosi”, ma in difficoltà sui mercati. Consiste nell’acquistare bond sovrani dei Paesi fortemente investiti dalla speculazione finanziaria, come ad esempio Italia e Spagna, che hanno visto schizzare verso l’alto i rendimenti sui loro titoli a 5 e 10 anni. Non è ancora chiaro se l’adesione allo scudo anti-spread sarà automatica o se spetterà ai Paesi in difficoltà farne richiesta. Rimane da definire anche quali siano i requisiti legati alla condizionalità. Potrebbe essere necessario una sorta di “memorandum” d’intesa. Quello che è certo, invece, è che i soldi a cui attingere sono quelli messi a disposizione dei fondi Efsf e Esm, ovvero circa 800 miliardi di euro, con la supervisione della Bce. Insomma sulla questione dello scudo anti-differenziale, Mario Monti batte Angela Merkel, e su una scala da 1 a 10, il presidente del Consiglio italiano strappa un bel 9.

La risposta della Merkel, la sua piccola rivincita, rimane per ora quella giocata sugli Eurobond. “Mai finché vivrò”, ha ribadito la Cancelliera di ferro nell’ultimo summit per la crescita a Bruxelles. Si parla ormai da mesi della creazione di un ipotetico titolo di debito pubblico emesso da uno dei 17 Paesi a moneta unica, ma sottoscritto da tutti gli Stati dell’Eurozona. In questo modo verrebbe garantita la solvibilità riducendone il rischio associato. Il meccanismo potrebbe essere quello di un’obbligazione tradizionale: il titolo ha un valore nominale, una scadenza e un tasso di interesse il cui corso è inverso a quello del prezzo del titolo e, in base al quale viene staccata l’eventuale cedola. Ovviamente a giovarne sarebbero i Paesi più indebitati e per questo Berlino non vuole saperne di farsi carico delle difficoltà dei partner più deboli. E pensare che i sostenitori degli Eurobond non mancano: in primis c’è la Francia di Francois Hollande, oltre alla buona predisposizione dei Paesi sofferenti come Italia, Spagna o Irlanda. La linea del “nein” tedesco regge e nella nostra scala di punteggi, la Merkel si aggiudica un 8.

Mentre la Spagna ha incassato il via libera per il primo prestito da 30 miliardi dalla riunione dell’Eurogruppo di ieri, la Grecia continua a fare i conti la grave crisi. E anche dopo le ultime elezioni politiche elleniche, con la vittoria dei partiti pro euro, la cancelliera tedesca aveva commentato che “sulle riforme vale quanto concordato in precedenza. L’ultima parola spetta alla Troika e nessuno per il momento ha parlato di tempi”. Insomma, l’ennesimo messaggio che inneggia al rigore. Per Monti le elezioni greche hanno dato, invece, “un segnale positivo per l’Europa e per l’euro”. La questione della crisi greca (che rischia di travolgere anche Cipro), è stata discussa a Bruxelles dopo che Saramas ha fatto sapere che Atene non è in grado di rispettare gli impegni entro i termini stabiliti: pare che l’Europa sia disposta ad aprire una trattativa che allenti, forse di due anni, il rigore almeno nei tempi. In ballo c’è la prossima tranche di aiuti da 130 miliardi di euro, a rischio se la Grecia non diminuirà il suo debito pubblico. Nessuna sconfitta per la cancelliera tedesca, su questo fronte. Certo è che la morsa del rigore teutonico dovrà essere allentata per fare in modo che la Grecia possa rimanere nell’euro, ricevendo gli aiuti necessari. Difficile, quindi in questo caso, assegnare un punteggio alla Merkel e Monti nella nostra ipotetica sfida. Un piccolo accenno anche alla questione dell’unità politica e finanziaria dell’Europa. “L’unione monetaria dell’euro non è abbastanza forte e per questo bisognerà passare all’unione politica, anche se sarà una fatica di Ercole", ha detto Angela Merkel intervenendo a Reims, la scorsa domenica, insieme a Hollande per i 50 anni della riconciliazione franco-tedesca. E se l’esempio possono essere gli Stati Uniti d’America, la strada da compiere è, a dir poco, lunga e tortuosa. Insomma, sull’ipotesi di unità politica e monetaria (su quest’aspetto occorrerà anche verificare il ruolo della Bce nella gestione dello scudo anti-spread), la tenzone Merkel-Monti si chiude in un sostanziale pareggio, considerando che fino ad oggi non si è fatto nulla in tal senso.

Tirando le somme del nostro confronto, seppur di un punto, (9 contro 8), la sfida italo-tedesca finisce per sorridere a Mario Monti. Con la speranza che le misure da lui fortemente volute, il fondo anti-spread in primis, siano un primo passo verso la crescita contro il fermo rigore tedesco. E’ un gioco, quindi senza offese per nessuno. Ma a guadagnarci, in questo caso, potrebbe essere l’Europa intera.

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