Eutanasia, Cappato: "Forti pressioni per il rinvio"

webinfo@adnkronos.com

di Sibilla Bertollini "Ci sono state tante e forti pressioni per un rinvio, spero che la Corte arrivi a una decisione". Poche ore separano Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, dalla sentenza della Corte Costituzione (arriverà al più tardi giovedì) che lo riguarda personalmente. Accusato di istigazione al suicidio, rischia infatti fino a 12 anni per aver accompagnato Fabiano Antoniani, dj Fabo, tetraplegico in seguito a un incidente, a morire in una clinica svizzera. "E' un momento, un passaggio importante non solo per me e Mina Welby, ma soprattutto per tutte quelle persone che vivono la questione come urgente, per la propria condizione di malattia grave, per la propria sofferenza. Persone in attesa", sottolinea Cappato all'Adnkronos. "Ecco perché oggi è essenziale che la Corte si esprima. Poi certo il Parlamento dovrà fare comunque una legge: al di là del verdetto, fondamentale è una regolamentazione che entri nel dettaglio delle procedure, anche pratiche, attraverso le quali il diritto può essere concretamente reso effettivo".  

Cappato è imputato, insieme a Mina Welby, moglie di Piergiorgio morto nel dicembre 2006, anche per la vicenda di Davide Trentini, malato di sclerosi multipla che il 13 aprile 2017 ha raggiunto la Svizzera - insieme a Mina - per ottenere il suicidio assistito. L'indomani, Marco Cappato e Mina Welby si sono autodenunciati (come nel caso di Dj Fabo) presso la stazione dei Carabinieri di Massa dando via ad un processo per cui è stata fissata l'udienza l'11 novembre prossimo presso la Corte di Assise di Massa. Cappato e Welby rischiano il carcere per il reato di istigazione o aiuto al suicidio contenuto nell'articolo 580 del codice penale per cui la Consulta dovrà valutare nell'udienza di domani la legittimità costituzionale.  

"Il Parlamento ha rinunciato già prima dell'estate a fare una legge. I tentativi dell'ultimo minuto - incalza Cappato - sono stati fatti solo per ostacolare la Corte, non certo con l'intento di intervenire come Parlamento. Dichiarazioni strumentali, in alcuni casi veri e propri abusi di potere, come nel caso della telefonata del presidente del Senato al quello della Consulta per chiedere altro tempo".