DJ Fabo, assolto Marco Cappato

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Marco Cappato è stato assolto "perché il fatto non sussiste" dai giudici di Milano dall’accusa di aiuto al suicidio per aver accompagnato Fabiano Antoniani, noto come deejay Fabo, in una clinica svizzera a morire. Il collegio, dopo un’ora di camera di camera di consiglio, ha emesso la sentenza con una formula che non ha lasciato dubbi accogliendo le richieste di entrambe le parti. Le motivazioni saranno rese note tra 45 giorni. Alla fine della lettura è scattato un applauso tra i presenti in aula.  

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La fidanzata di dj Fabo, Valeria Imbrogno, oltre ad abbracciare i difensori ha anche abbracciato la pm che si è sempre spesa per l’assoluzione di Cappato. "Fabiano mi avrebbe chiesto di festeggiare, siamo arrivati alla vittoria per lui: ha sempre combattuto, sono felice. La battaglia continua per tutti gli altri, quando ha iniziato voleva proprio che fosse una battaglia di libertà per tutti e oggi ci è riuscito", ha detto Imbrogno, che ha poi risposto così a chi le ha chiesto se manchi una legge sul fine vita: "Ora spero che avvenga anche qualcosa a livello politico". 

Nell'udienza che ha preceduto la sentenza il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano aveva chiesto, come già fatto il 14 febbraio 2018, l'assoluzione dell'imputato. In un breve intervento la rappresentante della pubblica accusa, rifacendosi a quanto stabilito nella sentenza storica della Consulta dello scorso 25 settembre - che ha escluso in determinati casi la punibilità dell’aiuto al suicidio - ha chiesto la non punibilità di Cappato che il 27 gennaio 2017 aveva accompagnano il 40enne milanese, rimasto cieco e tetraplegico dopo un incidente in auto, nella struttura Dignitas. 

"In piena sintonia e assonanza con le motivazioni che avete prospettato rimettendovi alla Corte Costituzionale la mia è una motivazione di libertà, di diritto alla autodeterminazione individuale, naturalmente all'interno di determinate condizioni, è per questo che ho aiutato Fabiano", ha detto Cappato intervenendo con delle dichiarazioni spontanee prima che i giudici di Milano si ritirassero in camera di consiglio. "Voglio sottolineare -ha aggiunto- come dalla morte di Fabiano Antoniani a oggi numerose persone non sono in grado di quantificare, qualche, poche decine sono state aiutate ad andare in Svizzera a morire nella piena informazione delle istituzioni del nostro Stato e senza che mai fosse attivata l'azione penale obbligatoria, quindi evidentemente c'è qualcosa che viene considerato almeno di fatto un aiuto legittimo".  

"La strada che abbiamo intrapreso era giusta fin dall’inizio, grazie a Fabiano la Corte Costituzionale è intervenuta e oggi è arrivata l’assoluzione per Marco Cappato -ha rimarcato Filomena Gallo, legale e segretario dell’associazione Luca Coscioni-. Ci aspettiamo dal Parlamento una legge, il nostro lavoro continuerà fino a quando in Italia non saremo liberi fino alla fine".  

Per il procuratore aggiunto Siciliano "è una giornata storica e un grande risultato perché la decisione della Corte realizza pienamente il significato dell'articolo due della Costituzione che mette l'uomo al centro della vita sociale e non anche lo Stato. Ora è compito del legislatore colmare le lacune che ancora ci sono".