Eutanasia, Cirinnà: ddl per assicurare dignità a chi sta morendo

Pol/Vlm

Roma, 25 set. (askanews) - "Bisogna consentire a chi già sta morendo di poterlo fare in modo corrispondente alla propria visione della dignità del morire". E' quanto sostiene la senatrice del Pd Monica Cirinnà, prima firmataria di un ddl sottoscritto anche Tommaso Cerno (Pd), Loredana De Petris (Leu), Matteo Mantero (M5s), Riccardo Nencini (Psi), Paola Nugnes (Leu) e Roberto Rampi (Pd).

"Negli scorsi mesi - spiega Cirinnà - la Camera dei Deputati ha avviato una discussione, che tuttavia non ha prodotto esiti. Al Senato sono stati presentati alcuni disegni di legge con diverse soluzioni tecniche che si fanno carico di rispondere alla richiesta della Corte costituzionale. Questo ddl costituisce un ulteriore contributo al dibattito, ricalcando con la massima precisione possibile i contenuti dell'ordinanza n. 207/2018 della Corte costituzionale".

"In particolare - aggiunge - la Corte ravvisa la necessità di intervenire sull'attuale formulazione dell'art. 580 del codice penale, per eliminare l'irragionevole unicità delle due diverse fattispecie di istigazione e aiuto al suicidio, ivi contemplate. Per questo, secondo la Corte costituzionale ben potrebbe il legislatore consentire che, nei casi in cui è già prefigurato dalla legge l'esito mortale come conseguenza della sospensione dei trattamenti sanitari, venga somministrato al malato un farmaco idoneo a provocarne la morte rapidamente e senza dolore, prevedendo al contempo idonee garanzie".

"Il ddl interviene, quindi, sulla formulazione del primo comma dell'art. 580 c.p., ragionevolmente differenziando le pene comminate per le due diverse fattispecie di istigazione e aiuto al suicidio - prosegue la senatrice - Consentendo poi, su richiesta del paziente, la somministrazione di un farmaco atto a provocarne rapidamente e senza dolore la morte nei casi individuati dalla Corte costituzionale, includendo nella disciplina dell'aiuto medico a morire anche quei pazienti che, sebbene non tenuti in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale (come ad esempio la ventilazione artificiale), siano comunque affetti da patologie gravi e irreversibili, fonte di sofferenze fisiche o psichiche intollerabili". (Segue)