Evasori fiscali senza pudore

La lotta all’evasione fiscale è sempre un tema caldissimo. Non conta se al governo ci sia centrodestra, centrosinistra o i "tecnici" il leitmotiv è sempre lo stesso: bisogna recuperare risorse per le casse dello Stato dall'enorme bacino dell'evasione. La situazione di crisi economica, e la difficoltà ad un'efficace lotta al nero, si traduce troppo spesso nella necessità di tagli allo stato sociale e in aumenti delle imposte per quanti le tasse le pagano già. Il governo Monti è stato redarguito pochi mesi fa dalla Commissione UE, che, come si legge nella bozza del rapporto, valuta inefficiente il lavoro del governo di contrasto all’evasione fiscale: "Il governo tecnocratico di Mario Monti ha compiuto progressi significativi verso la revisione dei conti dell'economia in Italia dal momento che è entrato in carica lo scorso anno, ma non ha fatto abbastanza per combattere l'evasione fiscale e l'economia consistente nera del paese". 

Di soldi da recuperare dal sommerso, a quanto pare, ce ne sarebbero molti. Da un’analisi della Banca d’Italia sul quadriennio 2005 - 2008 emerge un valore totale superiore ai 500 miliardi di euro, più del 30% del Pil. Che l’evasione sia un malcostume diffuso omogeneamente per la penisola è fatto noto, ma a volte i casi singoli diventano grotteschi.

Quelli che si leggono frequentemente nelle cronache dei giornali non sono casi di evasori in difficoltà, gente non più in grado di pagarsi le bollette, bensì storie di centinai di grandi evasori, traditi dalla loro stessa incapacità di contenere il vizietto all'interno del malcostume e dei limiti del decoro. Persone non in grado di mantenere un minimo di decoro, con dichiarazioni dei redditi inesistenti o ridicole se confrontate allo stile di vita.

E’ paradigmatico il caso di un cittadino di Bergamo che si dichiarava nullatente al fisco, in assenza o quasi di ricavi tra il 2007 e il 2010, che contemporaneamente girava per la città a bordo di una Ferrari F131 ed era proprietario anche di altre auto di grossa cilindrata come un Hammer e una Dodge. La guardia di Finanza, nonostante i pochi documenti contabili, per lo più occultati o distrutti, è risalita alle entrate offshore delle diverse imprese gestite in quell’arco temporale.

La cifra elusa superava i 3 miliardi di euro. Particolare, per non dire surreale, il caso del titolare di un’azienda di Busto Arsizio (Varese) che ha evitato di presentare dichiarazioni o pagare tasse negli ultimi cinque anni evadendo oltre un milione di euro. Fra le sue disponibilità è stata ritrovata una motovedetta, comprata all’asta, che era appartenuta alla Guardia di Finanza. L’imprenditore l’aveva poi restaurata e trasformata in un lussuoso yacht di 20 metri. 

Ancora più clamoroso il caso di un altro soggetto, sempre residente a Busto Arsizio. L'imprenditore, titolare di un’azienda commerciale all’ingrosso di profumi e cosmetici, non si è accontentato di evadere oltre 13 milioni di euro, ma ha avuto anche lo spudorato coraggio di dichiarare un reddito inferiore ai 20 mila euro annui e incassare 800 euro l’anno di “contributo al sostegno del nucleo familiare”.  

Il lavoro delle Fiamme Gialle non si ferma, naturalmente, al ricco nord. Soltanto ad Assisi, dall'inizio del 2012, i finanzieri hanno già individuato 9 evasori totali (soggetti completamente sconosciuti al fisco) ed uno paratotale (soggetti che pur presentando dichiarazione, evadono per un valore superiore al 50% del reddito) operanti in tutti i settori merceologici dalla ristorazione, alla manutenzione d’impianti, dalle campagne pubblicitarie all’abbigliamento, dai veterinari al commercio di animali vivi. C'è ancora tanto, tantissimo, lavoro da fare.

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