Ex Ilva, ArcelorMittal tira dritto

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Arcelor Mittal Italia avvia formalmente la procedura per restituire ai commissari gli stabilimenti dell'Ex Ilva, acquisiti nel 2018, e presenta al Mise e per conoscenza ai commissari la richiesta di avvio della cessione del ramo d'azienda che coinvolgerà 12 siti per un totale di 10.777 dipendenti del perimetro aziendale oggetto di trasferimento ai commissari. La retrocessione dei rami d'azienda e il conseguente trasferimento dei lavoratori avverrà entro 30 giorni dalla data del recesso di ArcelorMittal. E' quanto si legge nella comunicazione presentata oggi dal gruppo franco-indiano, in base a quanto prevede l'articolo 47 della legge 428/90.  

Nella lettera inviata ai sindacati e alle rsu, ArcelorMittal sottolinea che "la protezione legale costituiva un presupposto essenziale su ci Am Investco e le società designate hanno fatto esplicito affidamento e in mancanza del quale non avrebbero neppure accettato di partecipare all'operazione né, tantomeno, di instaurare il rapporto disciplinato dal contratto". Inoltre, proseguono, "nella comunicazione di cessazione Am InvestCo ha altresì dichiarato, in subordine, anche a fronte di una serie di altre circostanze (fra le quali, esemplificativamente, la prefigurata impossibilità di operare l'altoforno numero 2 per effetto dei provvedimenti giudiziari ad esso relativi) che il contratto è risolto di diritto per sopravvenuta impossibilità di eseguirlo e che, in via di ulteriore subordine, ne chiederà la risoluzione giudiziale per i gravi inadempimenti delle società concedenti e/o per eccessiva onerosità della prestazione di Am Investco e delle società designate".  

E' terminato a palazzo Chigi il Consiglio dei ministri. Il Cdm, iniziato alle 18.30, è stato preceduto da un lungo vertice per fare il punto sulla vicenda ex Ilva. Ora è attesa una conferenza stampa sul tema delle acciaierie. Al tavolo, durato circa tre ore e mezza, con il premier Giuseppe Conte, il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, il ministro del Sud Giuseppe Provenzano, il ministro della Salute Roberto Speranza, il ministro dell'Agricoltura Teresa Bellanova, il sottosegretario alla Presidenza Mario Turco. Per ArcelorMittal invece siedevano Lakshmi Mittal e Aditya Mittal, Ceo e Cfo della multinazionale. 

"Sono fiducioso, la linea del governo è che i patti vanno rispettati e che non ci sia alcuna giustificazione per sottrarsi agli impegni contrattuali. Ci confronteremo e il governo è disponibile a fare tutto il necessario e il possibile perché ci sia da parte della controparte il rispetto degli impegni", ha affermato Conte, prima di recarsi a palazzo Chigi per il tavolo sulla questione Ilva, che è durato anche quello tre ore e mezza. Al tavolo presenti il premier Giuseppe Conte, il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, il ministero dell'Economia Roberto Gualtieri, il ministro del Sud Peppe Provenzano, il ministro della Salute Roberto Speranza, il ministro dell'Agricoltura Teresa Bellanova, il sottosegretario alla Presidenza Mario Turco. Per ArcelorMittal invece erano presenti Lakshmi Mittal e Aditya Mittal, Ceo e Cfo della multinazionale. 

''Vedremo che cosa ci dirà l'azienda, posso dire che la posizione di Italia Viva è che i patti si rispettano''. Così la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova aggiungendo: "Nessuno, a partire dall'impresa, deve permettersi di mettere in discussione un progetto di risanamento ambientale e di rilancio industriale come quello che prevede l'attività nello stabilimento di Taranto, di Genova e di Novi Ligure". Quanto alla possibilità che si possa tornare indietro sullo scudo penale Bellanova ha risposto: ''Noi discuteremo di tutti gli strumenti. Quando dico che per noi non vanno messe in discussione le trattative che erano state fatte, è evidente che quando è stata trovata un'intesa quella intesa va rispettata da parte di tutti''. 

SINDACATI - La Fim Cisl di Taranto-Brindisi, a seguito della comunicazione ufficiale di Arcelor Mittal circa l'attivazione della procedura di cessione di ramo d'azienda in base all'articolo 47 della legge 428 del 1990, ha proclamato uno sciopero per consentire la messa in sicurezza degli impianti, e per 24 ore fino alle 15 di giovedì. "La direzione aziendale di ArcelorMittal ha deciso di aumentare le comandate in maniera unilaterale in acciaieria scavalcando gli accordi da parte di Arcelor tramite il direttore d'area - ha detto il leader Fim Marco Bentivogli -. E' il chiaro segno di un comportamento aziendale scorretto. Ci abbiamo visto giusto, questo sciopero va fatto", dice ancora. In serata il consiglio di fabbrica di Taranto di Fiom e Uilm con le segreterie nazionali ha indetto 24 ore di sciopero, 8 ore per ogni turno per venerdì 8 novembre. "Ormai è del tutto evidente che la scelta di Arcelor Mittal sia stata dettata esclusivamente dalla volontà della multinazionale di rimettere in discussione quanto sottoscritto in sede ministeriale il 6 settembre 2018 e trova, pertanto, un alibi sulla vicenda dell'esimente penale. La multinazionale ha altresì evidenziato, nella nota inviata ad Ilva in AS, che il problema non è solo lo scudo penale ma bensì le problematiche giudiziarie di AFO 2 e soprattutto il riesame dell'Aia", si legge in una nota congiunta che prende anche atto del fatto che il vertice di Governo "non ha prodotto alcuna novità se non la conferma della volontà della multinazionale di recedere il contratto di affitto". Di fronte "all'arroganza di una multinazionale e ad una totale incapacità ed immobilismo della politica", dunque conclude la nota, bisogna mobilitarsi e " porsi un obiettivo chiaro che arrivi netto e direttamente al Governo, al momento unico vero proprietario dello stabilimento siderurgico". Il Consiglio di fabbrica di Taranto di Fiom e Uilm ha deciso inoltre di avviare un percorso istituzionale, a partire dal presidente della Regione Puglia, per affrontare una vertenza, si legge nella nota, ''che non può escludere nessuno, soprattutto sulle responsabilità di quanto potrebbe accadere nei prossimi giorni''. Infine, di concerto con Fiom e Uilm nazionali, e' stato deciso di organizzare una grande mobilitazione di gruppo al Mise a Roma.''Non siamo disponibili a ulteriori sacrifici che possano penalizzare ulteriormente l'aspetto della salvaguardia ambientale, delle bonifiche e del piano occupazionale già previsto dall'accordo del 6 settembre'', concludono le tute blu di Cgil e Uil.