Ex Ilva, ecco la memoria ArcelorMittal

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"In questa sede, le resistenti non replicheranno alle numerose frasi iperboliche, enfatiche e sarcastiche utilizzate dalle ricorrenti anche per attribuire una dimensione di estrema gravità politico-istituzionale a una controversia che, seppur molto importante, ha natura contrattuale e deve essere risolta un base alle applicabili norme del nostro ordinamento". E uno dei passaggi della memoria di 57 pagine, in possesso dell'Adnkronos, depositata dai legali di ArcelorMittal al giudice civile di Milano Claudio Marangoni che venerdì 20 dicembre dovrà discutere del ricorso cautelare d'urgenza presentato dall'ex Ilva per scongiurare la fuga della multinazionale dal polo siderurgico. "Non è affatto vero che ArcelorMittal stia cercando un alibi per eludere i propri impegni contrattuali, dopo averne compiuto una diversa valutazione per ragioni di convenienza economica".  

"VIOLAZIONI DI IMPEGNI CONTRATTUALI" - ''ArcelorMittal non ha bisogno di alibi", laddove si elencano una serie di fatti come la protezione legale ritenuta "condizione necessaria", la rappresentazione "lacunosa e fuorviante" da parte di ricorrenti sulle prescrizioni sull'altoforno 2 sin dal 2015, e gli interventi effettuati - dismissione e investimenti per 345 milioni di euro - rispetto ai quali tuttavia "ArcelorMittal si è trovata in una situazione completamente diversa da quella concordata a causa di decisioni e condotte altalenanti e imprevedibili di autorità pubbliche e soggetti istituzionali (come il governo e i commissari straordinari)".  

Se è "vero" il "rilievo strategico attribuito a uno stabilimento industriale non può essere strumentalizzato per costringere un investitore (come ArcelorMittal) ad accettare evidenti violazioni degli impegni contrattuali e lo stravolgimento del contesto (anche normativo) in cui sono stati assunti, imponendogli di continuare a svolgere l'attività produttiva come se nulla fosse e di accettare assurdamente il rischio di responsabilità penali che erano state escluse al momento e proprio in funzione del suo investimento".   

"CAMBIATE LE REGOLE DEL GIOCO" - "ArcelorMittal ha pieno diritto a pretendere che non siano violare delle regole basilari nella conclusione ex esecuzione di un contratto anche se ha a oggetto un bene produttivo di particolare importanza". In particolare si evidenzia come "dal rispetto di queste regole basilari dipende non soltanto la responsabilità dell'altro contraente, ma anche la credibilità di uno Stato e dei suoi governi in ambito nazionale e internazionale". In questo senso, secondo i legali di ArcelorMittal, "il governo di uno Stato e i commissari straordinari che ha nominato non possono indurre una società a effettuare un enorme investimento perché ha confidato su un'apposita norma di legge e poi cambiare le 'regole del gioco' durante l'esecuzione del contratto; né possono obbligarla a continuare ad adempiere le proprie obbligazioni, senza sciogliersi dal vincolo contrattuale, in violazione di ordini della magistratura penale che di quello Stato è espressione".   

"E' molto più comodo per il governo e i commissari straordinari accusare l'investitore straniero di 'voler scappare dall'Italia' e distruggere asseritamente una grande industria nazionale, erigendosi a paladini di una legalità che loro stessi hanno ripetutamente calpestato con clamorosi inadempimenti pluriennali e arbitrari voltafaccia normativi, tipici di un Sistema che crede di poter fare tutto quel che vuole tranne che un'obiettiva autocritica sul modo con cui ha gestito i problemi di tale industria nonché i rapporti contrattuali con chi (come ArcelorMittal) ha tentato di risolverli mediante un enorme impegno imprenditoriale ed economico".  

Il ricorso, "intriso di considerazioni politiche e demagogiche, tenta chiaramente di cavalcare l'onda mediatica e istituzionale che è montata negli ultimi mesi, alimentata anche da inappropriato dichiarazioni governative" con l'intento di "spezzare via ciò che conta davvero: i fatti, i documenti e le norme".  

SPEGNIMENTO IMPIANTI - "Lo spegnimento di AFO2, a sua volta, imporrà di spegnere anche gli altri due altoforni attivi presso lo stabilimento di Taranto perché presentano caratteristiche tecniche analoghe e il loro utilizzo espone, quindi, le resistenti al rischio di responsabilità penali dopo il citato provvedimento del 10 dicembre scorso". 

ArcelorMittal ha depositato un parere tecnico con cui si dimostra, tra l'altro, che "le modalità di spegnimento degli impianti comunicate dalle resistenti il 15 novembre 2019 rientrano in un programma standard sicuro e ampiamente utilizzato nel settore nonché privo di conseguenze irreversibili".  

"RICORSO INFONDATO" - Per i legali di ArcelorMittar il ricorso presentato dai commissari straordinari dell'ex Ilva "e` del tutto infondato". Non solo, nella memoria si evidenzia uno dei punti più controversi del contratto legato alle garanzie.  "Oltre sette mesi prima della lettera di recesso, infatti, ArcelorMittal ha pubblicamente e ripetutamente comunicato che l'eventuale eliminazione della protezione legale avrebbe avuto un 'impatto dirompente' sul contratto, impedendole 'di proseguire l'attivita` produttiva presso lo stabilimento di Taranto' nonché legittimandola a esperire alcuni rimedi contrattuali e legali, incluso l'esercizio del diritto di recesso". Protezione tolta con la legge del 2 novembre 2019. In tal senso "rasenta la calunnia l'accusa di aver tenuto condotte volte a 'distruggere' gli 'stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale' a causa delle modalità con cui si stava procedendo alla loro riconsegna". Se il cronoprogramma pro lo spegnimento degli altiforni era in linea con quello concordato con la procura di Taranto, si evidenzia anche nella memoria come ArcelorMittal "non ha affatto sospeso gli investimenti legati al Piano ambientale, che ha attuato e continuerà ad attuare integralmente fino alla restituzione degli impianti e con spirito di cooperazione (senza neppure conseguire i relativi benefici sul piano economico- produttivo)".  

"Rasenta nuovamente la calunnia affermare che ArcelorMittal voglia 'uccidere un proprio importante concorrente sul mercato europeo', sabotandolo presso fornitori e clienti nonché privando il magazzino delle materie prime necessarie a condurre lo stabilimento". "Il magazzino è attualmente di proprietà delle resistenti in base al contratto, è stato utilizzato per l'attività produttiva in coerenza con il Piano Industriale". ArcelorMittal "non ha ovviamente alcun interesse a 'distruggere l'avviamento aziendale' o a deludere fornitori e clienti, che in massima parte condivideva con Ilva anche prima del contratto". 

Per i legali di ArcelorMittal "non sussiste alcuna esigenza cautelare di preservare gli impianti e l'avviamento, difendendoli da un gestore 'folle' pronto a distruggerli". Se così fosse stato "le ricorrenti non avrebbero chiesto di ordinare ad ArcelorMittal di continuare a gestire gli impianti e avrebbero esperito rimedi cautelari più rispondenti alle invocate finalità conservative (come un sequestro); oppure avrebbero chiesto la restituzione degli impianti (che hanno gestito fino all'anno scorso), come farebbe qualsiasi proprietario di un bene produttivo realmente preoccupato che si deteriori in pendenza di un giudizio avente ad oggetto il contratto con cui è stato trasferito", si legge nel documento.