Ex Ilva, il ministro dell'Ambiente: lo scudo penale non serve

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Roma, 16 nov. (askanews) - "In questi 18 mesi, i lavori concordati sono andati avanti e nessuno è stato iscritto al registro degli indagati dalla procura di Taranto. Lo scudo penale non è servito. E non serve. E' davvero un falso problema come dice Luigi Di Maio. È la paura del nulla": lo afferma il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, in merito all'ex Ilva, in un'intervista alla Stampa.

"Io sono convinto e coinvolto nelle discussioni sulla de-carbonizzazione. E ci credo, quando dico che nel periodo medio-lungo anche un'acciaieria come quella, che si basa su un ciclo di metano/carbone dovrà passare all'idrogeno. Non è un discorso dell'oggi o del domani, ma sarà il punto di caduta. Ovviamente dobbiamo costruire il percorso, ma proprio per questo, capirete, il discorso è sovranazionale".

Nel frattempo, "primo, non si può accettare che spengano gli altiforni. Che non sono mica come il forno di casa. Ci vogliono 6 mesi per spegnerli, anche di più per riaccenderli. Più un sacco di soldi. Spegnere significa chiudere per sempre. Invece si deve rispettare il contratto come è. Sono diventato ministro dell'Ambiente nel giugno 2018. A settembre, dato che nonmiconvincevailpianoambientale che era nel contratto già siglato, ho preteso di ridiscuterlo. Sono stato io a far introdurre il nuovo piano ambientale e sanitario, compresa laValutazione dell'impatto sanitario predittivo. Mittal decise liberamente, e non uso questo avverbio a caso, di ridiscutere il piano e di firmare l'addendum. Aggiungo che da quel momento io ho sul tavolo ogni mese i report sull'avanzamento dei lavori di bonifica ambientale. E devo riconoscere che i lavori proseguono come da tabella, anche in questi giornidi crisi".