Ex Ilva, la rabbia non risparmia più nessuno

Gabriella Cerami
06/11/2019 Taranto, Presidio permanente davanti alla direzione dello stabilimento Arcelor Mittal, ex Ilva

È venuto meno l’ultimo appiglio, a cui si sono aggrappati in questi giorni gli operai della grande fabbrica di Taranto. Finora hanno sempre detto che il premier Giuseppe Conte sarebbe stata l’unica speranza. E invece adesso, di fronte all’acciaieria ex Ilva, la rabbia non risparmia più nessuno. L’immagine di un governo inerme davanti a una crisi di questa portata lascia gli operai con un senso di abbandono. Di buon mattino si radunano i lavoratori che aderiscono alla Cisl, il sindacato in sciopero da mercoledì. Qualche bandiera e tanta preoccupazione. C’è anche un operaio della Uil in mezzo a loro e qualcuno della Cgil perché, nonostante una partenza da separati, ora hanno deciso di marciare insieme e di proclamare lo sciopero unitario per la giornata di venerdì. Daniele Nettis, con addosso la felpa della Uil, parla molto chiaro: “Il nuovo governo ci sembra inadeguato a questa vertenza, non si prende responsabilità”.

Ce l’hanno con Conte, ce l’hanno con il presidente della Regione, ce l’hanno con Luigi Di Maio, ex ministro dello Sviluppo economico. “Dal 2012 – dice Paolo Paneralli della Fim-Cisl – aspettiamo il piano B di Michele Emiliano. Dice di essere al nostro fianco. Ma dove? Da dietro la scrivania?”. Poi nel mirino finisce il capo politico M5s, “è il garante dell’accordo tra Stato e ArcelorMittal e adesso dov’è? Non parla, si è nascosto. Qui a Taranto il Movimento 5 Stelle ha preso il 47% dicendo solo bugie. E ora sono spariti tutti, anche loro”. Nel tardo pomeriggio l’ex ministro dello Sviluppo economico interviene con un post su facebook in cui chiede all’azienda di rispettare i patti o dovrà risarcire, poi fa un appello: “Salvini si è arresto, c’è in corso una battaglia per la sovranità”.

VIDEO - Reportage da Taranto, nelle vite degli operai dell’Ilva (di A. Nasso) 

 

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