Ex Ilva: le aziende dell’indotto contro Arcelor Mittal

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La situazione dello stabilimento Ex Ilva di Taranto non sembra sbloccarsi e le aziende dell’indotto lanciano il loro ultimatum: se Arcelor Mittal non salderà le fatture o non ci saranno altre garanzie in tal senso, le stesse potrebbero ritirare gli operai dai cantieri. L’ultimo giorno utile per il gruppo franco indiano di risolvere la situazione è oggi, dopodiché le aziende agiranno di conseguenza in accordo con i sindacati.

Ex Ilva: l’ultimatum

Stando ai dati in circolazione, le imprese hanno maturato un credito complessivo intorno ai 60 milioni di euro. Confindustria Taranto, quindi, ha convocato per martedì le organizzazioni sindacali per affrontare la questione della vertenza mentre oggi alle 11 nello stabilimento si svolgerà il consiglio di fabbrica dei sindacati metalmeccanici con i delegati delle imprese dell’indotto. Per la stessa giornata è previsto inoltre un presidio alla portineria C dello stabilimento con dipendenti e mezzi. Fonti sindacali fanno sapere che gli stessi autotrasportatori tarantine potrebbero bloccare le portinerie dello stabilimento.

Uilm: “Proprietà rispetti l’accordo”

L’unica strada possibile per risolvere la situazione è che Arcelor Mittal rispetti gli accordi. Non ci sono altre possibilità di intese diverse” ha detto Rocco Palombella, segretario generale della Uilm affermando la necessità di “ripristinare lo scudo penale e sciogliere il nodo dell’Altoforno 2 per non dare più alcun alibi all’azienda“. “Qualsiasi altra ipotesi – ha detto – può essere suggestiva, ma è senza concretezza. Tant’è che il governo sta cercando di imporsi su Arcelor Mittal dicendo che il recesso è irregolare