Ex Ilva, Provenzano: trattativa stretta, togliere i 5mila esuberi

Sav

Roma, 20 nov. (askanews) - Sulla situazione dell'ex Ilva "dobbiamo dare un messaggio chiaro: il Sud senza industria non esiste. La questione è fondamentale per affermare l'idea che al Sud si può produrre nel riseptto dell'ambiente e dei cittadini. Con ArcelorMittal la trattativa è molto stretta, dobbiamo fare un passo alla volta: il primo è chiedere all'azienda di tornare al tavolo e togliere dal tavolo i 5 mila esuberi". Lo ha detto il ministro per il Sud e la Coesione territoriale Giuseppe Provenzano a "Fuori TG" su Rai 3.

Per il ministro "è stato un passaggio importante che l'azienda abbia sospeso lo spegnimento dell'altoforno".

Al Sud, ha concluso Provenzano, "bisogna creare occasione di lavoro nuovo e intanto fare di tutto per evitare di perdere quello che abbiamo".

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    Il sondaggio: dopo Raggi romani sognano Meloni o Letta

    Riconoscono a Raggi la palma della popolarità ma, a tre anni e mezzo dall’inizio del mandato, non sono più disposti a darle fiducia. E, per il futuro, sognano Giorgia Meloni in Campidoglio come nuova sindaca di Roma: la leader di Fratelli d’Italia (24,3%) domina la classifica delle preferenze battendo Virginia Raggi (17,3%), Enrico Letta (16,3%) e Carlo Calenda (14,4%). Così i romani secondo la nuova "ricerca quantitativa sulla leadership" dell’Istituto Piepoli (1006 cittadini intervistati in tutti i municipi) commissionata dall’osservatorio Romapuoidirloforte, pubblicata oggi sulle pagine romane del Corriere della Sera.  A meno di 18 mesi dalle elezioni per il Comune di Roma, si legge sul quotidiano, con una campagna elettorale virtualmente iniziata da tempo (di ieri l’ultima schermaglia Raggi-Salvini), i cittadini cominciano a farsi un’idea di chi votare per traghettare la città fuori dalla crisi. Raggi potrebbe ricandidarsi - ancora non è chiaro se da grillina pura o da civica, magari sostenuta dal M5S - facendo leva sulla fama, non sempre positiva, acquisita in tre anni e mezzo da sindaca: con il 97,1% è lei la leader più popolare, seguono Meloni (95,9%), Enrico Letta (87,8%), Calenda (76,3%), Marianna Madia (52,8%), Giovanni Caudo (19,2%) e Sabrina Alfonsi (14,5%).  La classifica cambia, però, se il parametro è la fiducia dei romani nel leader in questione: con il 48% è Letta il capolista che batte di un punto il presidente dem del Municipio III Caudo e di due l’ex capo del Mise nei governi Renzi e Gentiloni, Carlo Calenda. Verso Raggi la fiducia crolla al 29%, mentre la Meloni si ferma solo al 28%. Nonostante ciò la leader FdI, che comunque in passato ha detto di non voler entrare in corsa per il Campidoglio, è la leader indicata dai cittadini come prossima sindaca della Capitale: 24,3% delle risposte al quesito "il sindaco di Roma dovrebbe essere..." dicono Meloni, definita "determinata" e "vicina alla gente".  Sembra un segnale di svolta a destra nel sentiment politico di Roma. Tutti dietro gli altri concorrenti, veri o presunti che siano, con Raggi che si piazza al secondo posto della particolare graduatoria grazie alla sponda della dote più importante che i cittadini le riconoscono: l’onestà. Letta, poi, secondo gli intervistati è decisamente il più competente (65%), ovvero la caratteristica per il 72% dei romani è indispensabile per amministrare Roma. C’è anche una quota più che significativa di romani (23,4%) che chiede un nome alternativo rispetto a quelli del sondaggio. Del resto siamo ancora agli albori di una campagna elettorale per ora monca dei candidati ufficiali.  Il Pd, per esempio, dovrebbe fare le primarie in autunno. Il sondaggio, quindi, analizza la percezione del lavoro di Raggi e dalla giunta: il 71,2% degli intervistati è "insoddisfatto" della sindaca, addirittura 3 romani su 4 bocciano (75%) il lavoro degli assessori. Una debacle. Enfatizzata dal ricordo che i cittadini conservano del passato. Secondo i romani l’esperienza migliore degli ultimi 20 anni è stata quella (doppia) di Walter Veltroni: 30,3% di pareri positivi. La peggiore? L’era Alemanno.

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    Niente sconti su Bollo Auto e Canone Rai nel 2020, che continueranno ad essere pagati per evitare lo spauracchio dell'aumento dell'IVA.

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    È morto l'uomo più basso del mondo: il 27enne Khagendra Thapa Magar aveva registrato il titolo nel 2010, ma ha già un successore.

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    Milo ha chiesto l'intervento del programma per ringraziare i genitori della sua giovane fidanzata scomparsa in seguito ad un incidente stradale

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    Roma, incidente sulla Tangenziale Est: grave automobilista

    A Roma su un tratto della Tangenziale Est un automobilsta si è schiantato contro un mezzo della manutenzione stradale. Gravi le condizioni dell'uomo.

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    Como, 17enne colpita da un cornicione: le sue condizioni

    In provincia di Como, una 17enne è stata colpita gravemente da un pezzo di cornicone staccatosi da un palazzo. Gravi le sue condizioni.

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    Terremoto in Piemonte, scossa di magnitudo 3.1 con epicentro a Neive

    Una scossa di terremoto con magnitudo 3.1 è stata avvertita in Piemonte alle ore 6:22, tra le province di Cuneo e Asti

  • Storia di Wiko, i cinesi di Francia che con i loro smartphone puntano alla 'pancia' del mercato
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    Storia di Wiko, i cinesi di Francia che con i loro smartphone puntano alla 'pancia' del mercato

    Un tempo c'era il dominio europeo sulla telefonia mobile. C'erano marchi come Ericsson e Nokia che si davano battaglia con giganti americani come Motorola. Poi è arrivato lo smartphone e sappiamo tutti com'è finita.Motorola sta solo di recente cercando di resuscitare gettandosi in un campo relativamente nuovo come gli smartphone pieghevoli con un'idea relativamente vecchia: rispolverare una gloria come il Razr. Nokia ed Ericsson hanno deciso di lasciate il campo ai device asiatici e si sono concentrati sulle infrastrutture di rete. E così l'Europa sembra scomparsa dal palmo della mano del mondo, dove ora dominano marchi come Apple, Samsung, Huawei. Non è esattamente così, però, perché c'è qualcuno che l'onda cinese, invece che lasciarsene travolgere, ha deciso di cavalcarla. Un piccolo marchio con grandi ambizioni, nato meno di dieci anni fa in Francia, ma con più di un piede molto lontano.Wiko nasce come startup nel 2011 a Marsiglia. Dal dicembre 2017 fa parte della holding Tinno Mobile Technology Corp: i leader di queste due aziende, Laurent Dahan (Co-fondatore di Wiko) e James Lin (Fondatore e Presidente del gruppo Tinno, Co-fondatore di Wiko), hanno unito le loro competenze e creato un'impresa che, grazie al “doppio passaporto” franco-cinese, può essere presente in oltre trenta Paesi in Europa (in Italia da fine 2013), Africa, Medio Oriente, Asia e Stati Uniti dove nel maggio del 2019 ha debuttato con l'apertura di due sedi a Dallas (in Texas) e ad Atlanta (in Georgia). I soldi per lo sviluppo dei prodotti e la gestione vengono da Tinno che, assicurano in azienda, è una società privata, non finanziata dal governo cinese e che non investe in infrastrutture. Un chiaro riferimento a due player importanti come Huawei e Zte,Anche se con qualche falsa partenza, ​con gli anni Wiko è riuscita a corregere alcuni importanti difetti e a conquistarsi la quinta posizione nella top 5 delle vendite di smartphone in Italia. Il 6,5% che viene attribuito al marchio franco-cinese dalla rilevazione di settembre 2019 può sembrare una quota marginale, ma significa essere alle calcagna di Xiaomi (associato al sub-brand Redmi) nel polarizzato e difficile mercato italiano dominato da Samsung, Huawei e Apple..Il pregio di Wiko è stato saper interpretare le esigenze degli utenti e piazzare sul mercato i prodotti giusti: smartphone di ragionevoli pretese a poco più (o poco meno) di 100 euro e che abbiano un design, una batteria e un sistema operativo non da smartphone economici. Il 2019 è stato ed è un anno importante per Wiko. Il brand ha rinnovato il suo logo, mantenendo l'iconica forma della W e il caratteristico colore Bleen (fusione di blue e green), ma ha deciso di semplificare e razionalizzare il proprio portfolio, andando a perfezionare l'esperienza utente, focalizzandosi sulla durata della batteria e sulle prestazioni del processore.I modelli di punta sono quelli della View3 collection che si compone dei modelli View3 Pro, View3 e View 3 Lite ed è la naturale evoluzione della View2 collection presentata nel 2018. Questi device integrano display full screen, tripla fotocamera intelligente e una più che rispettabile batterie da 4.000 mAh.I mercati centrali del business di Wiko sono quelli dell'Europa occidentale dove, dicono in azienda, "nonostante le turbolenze a cui il mercato di riferimento è soggetto e la fortissima competitività, Wiko si è mantenuta salda nella posizione consolidata". L'obiettivo a medio termine è di conservare l'attestazione attuale. L'ingresso negli Stati Uniti al fianco dell'operatore Sprint (tra gli operatori leader degli Usa) è una sfida che darà al brand nuovo ossigeno e nuove risorse, "da incanalare in un maggiore impegno sul fronte ricerca e sviluppo, in modo da poter offrire prodotti sempre più rispondenti alle esigenze dei consumatori".Il target di riferimento di Wiko è quello dell'età15-35. In questa fascia l'attenzione al prezzo è altissima e Wiko è in grado di rispondere con prodotti dal miglior rapporto prezzo-prestazione, all'interno di un “guscio” piacevole. Nella pratica Wiko è in grado di abbracciare un pubblico più ampio e trasversale, che interessa anche gli over 60: la discriminante del prezzo è appetibile in maniera universale.Fortemente radicato e strutturato nell'open market, Wiko contempla anche accordi con i principali operatori di telefonia in Europa come Orange, Deutsche Telekom e Vodafone. La strategia europea è fatta essenzialmente di 4 asset: osservazione ed analisi dei bisogni e delle richieste dei consumatori, anche attraverso un monitoraggio continuo e costante dei social network; la complementarietà di un know-how francese e di una potenza industriale cinese; la capacità di rendere la tecnologia disponibile a quante più persone possibile con il giusto equilibrio tra tecnologia, design, qualità e prezzo; e infine l'agilità di comunicazione e marketing sui vari mercati, implementando operazioni e attività studiate e adattate per ogni singola nazioneIn Italia Il business si concentra fortemente sull'open market: presenza capillare sul territorio nella maggior parte delle realtà distributive italiane. Questo legame con il retail si traduce nella disponibilità dei prodotti in circa 5.000 punti vendita, corrispondenti al 97% del mercato."È molto importante che un consumatore che cerca un telefono del brand possa sempre trovarlo in negozio" dicono in Wiko, "Questo è uno degli aspetti su cui si concentra maggiormente la strategia commerciale che risponde all'esigenza di chi quando cerca un telefono, innanzitutto ha in mente un determinato budget di spesa, offrendo il prodotto migliore per quel prezzo. Essere a scaffale in quel momento del processo d'acquisto è assolutamente indispensabile.Anche se nel mercato degli smartphone Android svettano top di gama da oltre 700 euro - come il P30 Pro di Huawei, il 7tPro di OnePlus e l'S10 di Samsung, la grande “pancia” del mercato ​​è la fascia medio-bassa, quella che va da poco meno di 100 euro fino ai 300. Ed è questo il segmento che Wiko vuole presidiare.La mission, dicono in azienda, non è portare avanti la cosiddetta innovazione fine a sé stessa, ma di “democratizzare la tecnologia”, offrendo prodotti che condensano alcuni dei principali e migliori trend tecnologici a un prezzo accessibile. Spingere quello che può interessare la massa, quindi, e non le sole nicchie. E in questa strategia si inseriscono la scelta di portare sul mercato il primo smartphone 18:9 full screen sotto i 200 euro con il View, e successivamente il 19:9 full screen al di sotto dello stesso prezzo con il View2. E ancora, nel 2019, la tripla fotocamera al di sotto dei 180 con il View3. In questa direzione, il 2020 sarà per Wiko l'anno del 5G. Solo allora l'azienda sarà davvero pronta a “democratizzare” anche questa tecnologia, sulla quale sta già attivamente lavorando.

  • Il giallo inesistente del tweet di un poliziotto sulle 'sardine'
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    Il giallo inesistente del tweet di un poliziotto sulle 'sardine'

    "Ragazzi vi posto questa mia foto in un'operazione svolta proprio in quel di Bologna dove tra sardine, centri sociali, tossici e popolazione poco collaborativa non è proprio una passeggiata di salute. Vi abbraccio Amici". È il testo di un tweet dall'account Claudio8013, corredato dalla foto di un uomo con un distintivo al collo e la pistola in mano, che sembra un poliziotto anche se altri particolari (a partire da un computer che compare nell'immagine di un modello decisamente obsoleto) hanno fato subito pensare a un fake. E a confermare che si trattava di un account fasullo è stato lo stesso poliziotto finito nella bufera. La foto è sua, di oltre 20 anni fa, ma non è suo l'account. E non è lui ad avervi postato immagini o commenti. E, risolto il 'giallo' presentandosi in commissariato a Bologna, l'agente ha formalizzato la denuncia. Ragazzi vi posto questa mia foto in un'operazione svolta proprio in quel di Bologna dove tra sardine centri sociali tossici e popolazione poco collaborativa non è proprio una passeggiata di salute. Vi abbraccio Amici pic.twitter.com/5YoEwTsd0L — claudio8013 (@Cllaudio80) January 16, 2020Nicola Fratoianni di Leu aveva denunciato l'accaduto, sottolineando: "Non sappiamo se è un fake, o se è il prodotto delle centrali dell'odio ben presenti nella politica italiana o se sia davvero un appartenente alle forze dell'ordine. Data la gravità e la potenziale pericolosità del messaggio siamo certi che il ministero dell'Interno e i vertici della polizia interverranno al più presto per le opportune verifiche, per far bloccare questo account, e per provvedimenti immediati - conclude Fratoianni - nel caso l'autore sia un rappresentante delle forze dell'ordine. Sulla vicenda presenteremo un'interrogazione parlamentare".Il profilo era pieno di retweet a link di destra, sovranisti, compresi discorsi di Salvini e Meloni, appelli all'"Italexit", e continue critiche ai partiti di centrosinistra e proprio alle sardine in particolare. Anche la frequenza dei messaggi (solo oggi sono decine i tweet nel profilo) farebbe pensare a un fake.Intanto la Digos di Bologna e la Polizia Postale avevano avviato gli accertamenti.

  • Raggi contro Salvini: “Lavora! o almeno provaci”
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    Raggi contro Salvini: “Lavora! o almeno provaci”

    Nuovo episodio di scontro sui social che vede protagonisti Virginia Raggi e Matteo Salvini

  • Paola di Paola & Chiara: “Felice del glorioso passato con mia sorella”
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    Paola di Paola & Chiara: “Felice del glorioso passato con mia sorella”

    "Le voglie bene ma abbiamo preso strade diverse": così si esprime Paola di Paola & Chiara celebre coppia di cantanti degli anni duemila.

  • Barbara D’Urso su Instagram: splendida a 20 anni
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    Barbara D’Urso su Instagram: splendida a 20 anni

    Barbara D'Urso pubblica su Instagram una foto di quando aveva 20 anni: i followers ne sono rimasti estasiati.

  • A uccidere Anastasi è stata la Sla
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    A uccidere Anastasi è stata la Sla

    La "stronza" chiamava Stefano Borgonovo la Sla che se l'è portato via nel 2013 e ora la malattia neurodegenerativa è tornata a colpire un calciatore di successo come Pietro Anastasi. L'ex attaccante di Juve e Inter, scomparso venerdì sera a Varese all'età di 71 anni, aveva scoperto di essere afflitto dalla sclerosi laterale amiotrofica tre anni fa, dopo un'operazione per un tumore all'intestino.Lui in un'intervista nel dicembre 2018 aveva continuato a dire di avere un cancro, ma dopo il suo decesso è riaffiorato il dramma di una malattia che in Italia colpisce soprattutto i calciatori, categoria statisticamente al primo posto davanti agli agricoltori.La malattia di 'Pietruzzu' era peggiorata negli ultimi mesi, al punto che in ospedale sarebbe stato lui stesso a chiedere la sedazione assistita il giorno prima della sua morte. Detta anche morbo di Lou Gehrig, dal nome del giocatore di baseball americano che per primo ne soffri', tra gli anni Trenta e Quaranta, la Sla in Italia è diventata nota al grande pubblico grazie a Borgonovo, grande amico di Roberto Baggio.Fu l'ex attaccante della Fiorentina a squarciare il velo di pudore e omertà attorno a una malattia che aveva già colpito l'ex capitano del Genoa, Gianluca Signorini. E prima di lui Armando Segato, Ernst Ocwirk, Guido Vincenzi e Fulvio Bernardini.Tante le concause che potrebbero aver alimentato la diffusione della Sla come "malattia dei calciatori": traumi alle gambe e al capo, eccessi di fatica e abuso di medicinali. Recentemente si è parlato anche dei pesticidi e dei diserbanti utilizzati in passato per la manutenzione dell'erba dei campi degli stadi.

  • Picchiata per la quinta volta perché lesbica: 20enne pubblica le foto
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    Picchiata per la quinta volta perché lesbica: 20enne pubblica le foto

    Charlie Graham 20 anni è stata picchiata per la quinta volta perché lesbica e ha deciso di pubblicare le foto con il volto insanguinato

  • Funerali Niccolò Bizzarri: in 1500 per l’addio al 21enne disabile
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    Funerali Niccolò Bizzarri: in 1500 per l’addio al 21enne disabile

    Ai funerali di Niccolò Bizzarri c'erano anche il sindaco di Firenze, Dario Nardella, e il rettore dell'Università frequentata dal 21enne, Luigi Dei.