Ezio Denti: “Sono diventato investigatore per sfida, ora vorrei dedicarmi all’agricoltura”

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ezio denti intervista
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Ezio Denti, investigatore privato e criminologo investigativo, è diventato famoso grazie al suo intervento in diversi casi di cronaca italiana. Spesso ospite di trasmissioni televisive – celebre è l’utilizzo della macchina della verità nei salotti di Barbara D’Urso – è stato anche campione italiano ed europeo di deltaplano in volo libero ed è attualmente un imprenditore nel settore degli elicotteri. L’abbiamo intervistato per scoprire come, quella che all’inizio era solo una passione, è diventata la sua professione.

Intervista a Ezio Denti: dalla musica al volo

Oggi è un investigatore privato e criminologo investigativo, ma nasce come musicista. Cosa ci racconta di quel periodo?

Svolgevo l’attività di musicista turnista e ho suonato per noti cantanti. Ho fatto anche il paroliere e compositore e uno dei miei brani è stato presentato anche a Sanremo, posizionandosi tra i primi posti. Ero stato definito uno dei migliori bassisti in Italia, ma, dopo qualche anno, ho preferito appendere lo strumento al chiodo.

Come mai questa scelta?

Dopo aver viaggiato molto per il mondo, in tournée con vari artisti sia italiani che stranieri, mi sono trovato a Torre del Lago (Toscana) dove il gruppo provava. Una mattina prestissimo, pronto per ripartire per una nuova tournée, sentii un rumore in aria: era un deltaplano a motore e mi affascinò tantissimo. Ero stato campione italiano ed europeo di deltaplano in volo libero, quindi questa passione era già in me. Decisi così di aprire una delle prime scuole italiane di addestramento per deltaplani a motore ed ultraleggeri.

La passione per gli elicotteri, invece, come nasce?

Durante questa attività, già appassionato di volo, mi avvicinai alla rotante e comprai il mio primo elicotterino vero. Non avevo il brevetto, quindi inizio a provare ad imparare da solo, al limite del rischio. Poi, però, dovetti rivolgermi ad una scuola privata per ottenere il brevetto di pilota. Pian piano mi sono ritrovato proprietario di tre elicotteri.

La sua prima società di elicotteri è stata la EliVersilia, come mai, nonostante il successo, ha deciso di venderla?

Avevo già la licenza di pilota comandante e istruttore, guadagnavo molto bene. Era una delle più grandi società di elicotteri in Italia di quegli anni, ma conobbi una ragazza, anche lei pilota di jet e imprenditrice, e la inserii come socia. Oltre ad essere soci, però, eravamo anche amanti. Abbiamo convissuto per 4 anni, ma quel rapporto mi soffocava. Per cui, dopo la rottura, rimaneva questa società che doveva essere condivisa. È per questo che decidemmo di cedere la società a terzi.

Dopo la vendita della EliVersilia, però, lei torna in campo con una nuova società: la Eliservice.

Sì, comprai la Eliservice che aveva sede a Cantù e la rilevai per intero. Qualche anno fa ho deciso di cambiare nome alla compagnia e l’ho chiamata Ezio Denti Servizi Aerei con Elicotteri.

Nel 1996 ha vinto il terzo premio della Lotteria Italia: è vero che, prima di quel momento, non aveva mai fatto acquisti di questo genere? Come ha scoperto di aver vinto 4 miliardi e mezzo di vecchie lire?

Sì è vero, non avevo mai comprato un biglietto e, anche dopo la vincita, non ne ho più acquistato uno. Durante la fase di scioglimento amoroso con la mia ex socia, ero in Toscana per lavoro con un amico. Mentre tornavamo in Lombardia ci fermammo in autogrill e mentre stavamo prendendo il caffè, la cassiera ci chiede: ‘Prendete anche un biglietto della lotteria?’. Devo dire che, in vita mia, non ho mai comprato biglietti della lotteria. Questo mio amico, per fare anche un favore a questa ragazza che era dietro la cassa – devo dire anche piacevole – comprò due/tre biglietti e mi invitò a fare altrettanto. Così presi questi tre biglietti, solo per fare una cortesia a lui e li buttai in un angolo, senza ricordarmi dove fossero. Poi, nel Capodanno del ’96, la Carlucci presentava alla Rai la Lotteria di Capodanno e nel leggere l’estrazione mi rimasero impressi questi numeri: AG821100 o 801100. Avendo buona memoria, ricordai che dovevo avere qualcosa di simile. Lessi i biglietti che avevo e un numero mi sembrava coincidente. Non ho dormito tutta la notte: terzo premio, 4 miliardi e mezzo. La mattina prestissimo mi recai da un giornalaio per valutare se fossero già stati pubblicati i numeri vincenti della Lotteria: le cifre coincidevano.

Oltre alla gioia per la vittoria, però, ha vissuto anche una grande delusione in amicizia.

Mantenni il segreto sulla vincita, ma la cosa che portò i giornalisti a raggiungermi nell’immediato fu quel mio amico, che aveva i numeri in successione. Ricordo che lui più volte mi chiamò, ma io non risposi perché pensavo che avesse capito. Poi rilasciò un’intervista in cui diceva che ad aver vinto la Lotteria ero stato io. Quella fu un’esperienza abbastanza traumatica sotto l’aspetto amichevole. La cosa più brutta di quando vinci è che quelli che credevi nemici diventano tuoi amici: i soldi sono gestiti dal diavolo. La somma l’ho investita comprando immobili e rinnovando la mia flotta di elicotteri.

Ezio Denti, la carriera da investigatore

Ad un certo punto, nella sua vita torna a far capolino un’altra grande passione che ha sempre coltivato in forma privata: la criminalistica. Quando e come ha deciso di intraprendere la carriera da investigatore privato.

La grande passione che avevo a livello didattico era quello delle investigazioni e della criminalistica. Mi appassionai molto, iniziando a studiare i casi come il Mostro di Firenze, fino al punto di dedicarmi in modo professionale e prendere le licenze. Ho frequentato tirocini formativi in diversi studi investigativi sia in Italia che in Svizzera e in Inghilterra. In questa occasione la mia capacità tecnica, acquisita nelle precedenti esperienze, interessò quello che all’epoca era il Ministero di Grazia e Giustizia, con cui ho collaborato per circa 2 anni. Alla fine del 2001 ho aperto la mia prima agenzia. Sono partito in modo scherzoso, quasi per divertimento.

È vero che lei ha deciso di prendere le licenze da investigatore per sfida?

Sì, è vero. Quando avevo la base aeroportuale privata vicino Novara, dove svolgevamo 5/6 mila ore di volo l’anno, c’erano molti curiosi, soprattutto il sabato e la domenica. Tra i tanti ospiti che erano lì a guardare c’era un signore sui 40/45 anni in giacca e cravatta. Un appassionato che veniva lì a guardare e notai che aveva una pistola alla cinta. Lo vedevo tutti i sabati e le domeniche e, alla fine, gli chiedo che lavoro fa. Mi risponde ‘Investigatore privato’. Mi viene spontaneo replicare: ‘Che lavoro di mer*a!’. Lui mi guarda e replica: ‘Prova a prendere tu le licenze se sei capace’. Accetto la sfida e dopo un mese ho le licenze. Soltanto in un secondo momento, però, ho deciso di dedicarmi all’attività vera e propria.

I primi casi che ha trattato riguardavano per lo più l’infedeltà, qual è stato il primo caso che le ha dato visibilità mediatica?

Il primo caso mediatico importante, che è stato quello che in un certo senso mi ha lanciato, è stato la scomparsa di Silvana Pica, una donna di Pescara sparita in modo strano. L’incarico mi è stato conferito dal nipote e ho iniziato a fare indagini sul caso. Essendo nato a Teramo, conoscevo molto bene Pescara, quindi sono arrivato a soluzioni importanti. Sono stato spesso ospite di Quarto Grado, perché questo caso interessava molto la televisione. Dopo questo caso se ne sono aggiunti altri che possiamo definire mediatici, per arrivare oggi al caso di Yara Gambirasio.

L’abbiamo visto spesso ospite di Barbara D’Urso con la macchina della verità. Lei all’inizio reputava il poligrafo uno strumento insignificante: perché ha cambiato idea?

Durante i miei studi mi ero imbattuto nello studio del poligrafo e tutto ciò che è tecnologia nell’ambito investigativo mi interessa. Un giorno scrissi un piccolo trattato – che poi fu pubblicato – in cui ritenevo che la macchina della verità fosse un oggetto insignificante, quasi dittatoriale, al punto tale da mandare alla sedia elettrica delle persone. Quindi, non credevo nell’affidabilità di questa macchina che, seppur scientifica, non poteva essere razionalmente utilizzata per procurare la morte di un eventuale accusato di omicidio o altro. Le mie parole provocarono un certo nervosismo a Randall Reynolds – uno dei più grandi esperti del poligrafo al mondo – che mi mandò una email, condannando ciò che avevo scritto e invitandomi in Alabama. Accettai e mi accolse nei suoi laboratori, dove accertai, con un mio esperimento, quanto la macchina della verità fosse affidabile: su 100 candidati, solo 13 riuscirono a falsare la macchina. Una percentuale altissima.

Ha scritto diversi libri, sia romanzi che testi universitari, uno di questi si intitola “Ipno” ed è stato corteggiato da diversi registi che ne volevano acquistare i diritti. Perché non li ha ceduti e ha deciso di farla rimanere un’opera privata?

Due registi noti italiani avrebbero voluto farci una fiction, stupidamente all’epoca dissi no. Quel libro per me non andava venduto, era una cosa mia, che ho regalato solo agli amici. Addirittura l’editore mise in vendita Ipno in tutte le librerie d’Italia, ma gli feci ritirare tutte le copie. Non ho mai pensato di rimetterlo sul mercato perché è quasi un’autobiografia. Il titolo era Rilassati… sei morto, ma l’editore volle farmelo cambiare con Ipno. Racconta, in una Milano bene, di un soggetto che cattura le sue prede con i semi di papavero.

La vita privata di Ezio Denti

Della sua vita privata non si sa quasi niente, ma sappiamo per gran parte della sua vita è stato circondato da donne.

Mi sono sposato la prima volta 21 anni, un matrimonio da giovanissimo e con poca esperienza di vita. Dopo 13 anni di unione e la nascita di due figli mi sono separato. Ho un secondo matrimonio, da quasi 22 anni e un altro figlio di 23 anni. Diciamo che ho passato metà della mia vita con i matrimoni. Mia moglie è un’ex modella, oggi insegnante di portamento. Non sono un buon marito come presenza, così come non sono un buon padre come presenza, anche se io sono molto legato alla mia famiglia.

Qualche tempo fa è finito al centro della cronaca rosa per un presunto flirt con Nina Moric: cosa c’è stato davvero tra voi?

Tra me e Nina Moric c’era un rapporto di lavoro. Nella fase in cui lei doveva far valere un diritto in ambito legale nei confronti del suo ex fidanzato (Luigi Mario Favoloso, ndr) si è rivolta a me per svolgere delle indagini, anche in ambito informatico. È chiaro che la frequentazione assidua tra me e lei si è trasformata anche in un rapporto di amicizia, quindi spesso ci siamo incontrati alla luce del giorno per andare a bere o a mangiare qualcosa insieme, senza mai nascondersi. Ci hanno immortalato, ma era solo un bacio sulla guancia, in amicizia.

Ha rifiutato di partecipare all’Isola dei Famosi: c’è qualche altro programma che le piacerebbe fare?

Ho scritto un format televisivo che si intitola Storie Vere e va ad indagare la Milano di notte o di giorno nell’ambito dell’investigazione. Oppure mi piacerebbe condurre una trasmissione dedicata a quelle che sono le problematiche di tutti noi, sempre in ambito investigativo. Come si gestisce un rapporto matrimoniale, come si controlla un figlio, come si fa del controspionaggio industriale, quali sono i rischi nell’ambito di un’attività lavorativa, come il dipendente infedele. Tutti questi argomenti sono oggi importanti perché li viviamo tutti i giorni.

Qual è un sogno che intende realizzare a breve?

Oggi mi divido tra imprenditore aeronautico nel campo degli elicotteri e criminologo investigativo, per cui le mie giornate sono piene. Vorrei comprare una piccola tenuta di campagna nella Val di Chiana e dedicarmi un po’ all’agricoltura, che è un’altra cosa che mi piace da morire.