Fa troppo caldo per il Pinot Nero dell’Oregon

(Adnkronos) - Avete presente le note eleganti e raffinate del Pinot Nero dell’Oregon? Ecco, tra non molto potrebbero non caratterizzare più i vini prodotti nello stato nordamericano. La colpa è dei cambiamenti climatici in atto, in particolare l’aumento della temperature e la siccità che stanno flagellando questa zona ormai da anni. Dal 2016 al 2018 sono state registrate medie più alte di quelle riscontrate tra il 1970 e il 1999. Il dato è dell’Oregon Climate Change Research Institute che evidenzia anche come in Oregon la temperatura media annuale sia aumentata considerevolmente dal 1895 e che, senza un arresto importante delle emissioni di gas serra, l’aumento è destinato a crescere in maniera significativa.

Ciò che spaventa i produttori dello stato affacciato sul Pacifico non è tanto la sparizione della viticoltura, quanto un cambio di stile radicale del loro Pinot Noir, ovvero ciò che lo ha reso famoso nel mondo: un vino scarico di colore, elegante al naso e non affatto potente in bocca, simile al più blasonato “fratello” di Borgogna. Inoltre i viticoltori locali temono anche l’arrivo sempre più rilevante di investitori californiani che hanno portato uno stile più opulento e alcolico.

Il Pinot Nero continua a essere il vitigno più piantato dello stato, rappresentando il 59% di tutta la superficie coltivata e il 49% della produzione, tuttavia il cambiamento climatico ha cambiato il protocollo di raccolta nel corso degli anni. “Le prime vendemmie - afferma Bruno Corneaux, proprietario e produttore di vino a Domaine Divio a Newberg - ricordo che venivano fatte di corsa per ottenere l'uva matura prima che le piogge invernali iniziassero senza sosta, ora questo non accade più perché il germogliamento e la fioritura si verificano all'inizio dell’anno. Tuttavia un lato positivo c’è, perché se è vero che le giornate estive si fanno più calde e secche, le notti continuano a essere fresche, fattore basilare per un Pinot nero elegante”.

Non tutti sono però così catastrofici. C’è anche chi ritiene che temperature più calde potrebbero avvantaggiare l'intero stato dell'Oregon. E’ il caso di Rob McMillan, vicepresidente della Silicon Valley Bank, divisione finanziaria dell’omonima banca californiana dedicata alla viticoltura: "C'è stato un tempo in cui l'Oregon era considerato da molti una regione in crescita marginale, visti gli impatti negativi della pioggia. Oggi non si sente più questo commento”. Gli fa eco Corneaux che evidenzia l’importanza dell’intervento umano per contrastare i cambiamenti climatici: “possiamo tecnicamente far fronte alle stagioni più calde attraverso una serie di interventi: uno è selezionare un portainnesto più resistente alla siccità, in seconda battuta selezionare cloni di Pinot che accumulino zuccheri più lentamente e che conservino più acidità. In ultimo piantare a quote più elevate, a est se non addirittura a nord”.

Adnkronos - Vendemmie

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