Fabio Ciciliano (Cts): "Lockdown mirati servono, ma la gente potrebbe non capire"

Luciana Matarese
·Giornalista
·4 minuto per la lettura
Fabio Ciciliano (Cts) (Photo: Huffpost Italy)
Fabio Ciciliano (Cts) (Photo: Huffpost Italy)

Dottor Ciciliano, che vuol dire essere passati dallo scenario 3 al 4?

Siamo entrati nello scenario peggiore, quello che potrebbe prevedere la chiusura temporanea di scuole e università, listituzione di zone rosse con restrizioni temporanee, la sospensione di alcune attività produttive, la riduzione della mobilità tra Regioni.

Fabio Ciciliano, medico esperto di medicina delle catastrofi e dirigente della Protezione Civile, è un componente del Comitato tecnico scientifico che analizza documenti e dati sui quali gli esperti sviluppano valutazioni e pareri. Inoltre scrive i verbali delle riunioni trasmessi al Governo.

Oltre 31mila casi e 199 morti. Si chiedono interventi urgenti, lockdown mirati”. Dove farli?

Se i numeri non si abbassano, nuove chiusure potrebbero essere inevitabili. Dove? Nelle aree a maggiore circolazione di virus e con i maggiori numeri di contagio. Ma bisogna ricordarsi delle famiglie già provate da mesi di difficoltà. L’eventuale disparità di condizione tra chi risiederà nelle zone sottoposte a lockdown accanto alle aree lasciate aperte potrebbe non essere capita fino in fondo e acuire il disagio sociale.

Lombardia con Rt sopra il 2, undici Regioni a rischio elevato, quattro più una provincia autonoma già in scenario 4. Recuperare terreno è difficile. Si avvicina il lockdown nazionale?

È assolutamente imprescindibile tutelare la tenuta dei sistemi sanitari. Se ci si rendesse conto che la situazione virasse al brutto, potrebbe anche prendersi in considerazione un nuovo, doloroso, lockdown nazionale.

Si parla di chiusura per Napoli, Milano e le grandi città. Va fatto?

I numeri sono in crescita costante. Ieri la Lombardia contava più di 9000 nuovi contagi. La decisione spetta alla politica. Dico solo che in una situazione del genere non è concepibile chiudere i cancelli di accesso degli ospedali, come si è fatto nellarea metropolitana di Napoli. Di questo passo sarà necessario presidiare con le forze dellordine le entrate degli ospedali. Non va bene.

In base ai dati in vostro possesso com’è la situazione nei reparti di terapia intensiva?

I dati delle terapie intensive arrivano al Cts dalla cabina di regia di monitoraggio nazionale e dalla Siaarti, la società scientifica italiana degli anestesisti-rianimatori del Paese. Lelemento da tenere maggiormente sotto controllo è limpegno regionale dei posti di terapia intensiva. Serviranno strumenti di resilienza e sussidiarietà tra Regioni attraverso il trasferimento di pazienti da reparti sovraffollati verso reparti con una minore occupazione di posti.

Il sistema di tracciamento sui territori è in forte difficoltà. Il Cts ha sostenuto la necessità di coinvolgere medici di famiglia e pediatri di libera scelta per fare i tamponi rapidi. Non tutti però vogliono farli. Come convincerli?

In emergenza non si può lasciare alla volontà del singolo lopportunità o meno di esercitare le funzioni. La concertazione che Ministero della Salute e associazioni di categoria dei medici di medicina generale hanno portato a termine con grande sensibilità di tutti, purtroppo, non basta. La medicina del territorio è il principale baluardo contro il sovraccarico dei sistemi sanitari. Si può pensare a forme di disincentivazione economica per coloro che si sottraggono. Non è più tempo di tergiversare.

Nelle superiori c’è la Dad al 75%, alcune Regioni le hanno chiuse. Com’è la situazione nelle scuole, i dati che vi arrivano cosa dicono?

I dati raccontano una realtà che purtroppo sta vedendo la chiusura progressiva degli istituti. Leterogeneità dei comportamenti dei dipartimenti di prevenzione e l’incapacità di procedere al tracciamento immediato dei contatti scolastici induce ad azioni estremamente conservative, per cui intere classi vengono messe in quarantena in via precauzionale in alcuni casi senza che sia nemmeno arrivato l’esito del tampone del caso sospetto. I presidi si trovano costretti a mettere in campo azioni di tutela che con un sistema virtuoso potrebbero essere anche molto più soft.

Servono restrizioni sui mezzi pubblici?

Servivano prima. Ormai la capacità di resilienza è crollata. Era necessario agire in tempo per sforzarsi di garantire il diritto al movimento delle persone con una nuova idea sostenibile di mobilità.

La Francia ha adottato un lockdown soft”. È quella la strada da seguire?

La Francia conta numeri inquietanti, 50000 casi al giorno sono da evitare a tutti i costi. Macron ha deciso di adottare un lockdown, tutt’altro che soft, per quattro settimane che preservasse gli studenti - le scuole resteranno aperte - consentendo di uscire di casa solo per urgenze e necessità. Anche la Germania si appresta ad assumere un provvedimento analogo per ridurre la circolazione delle persone e, dunque, del virus. Potremo valutare l’efficacia delle restrizioni in entrambi i Paesi tra due settimane.

Preservare gli anziani per ridurre le vittime e allontanare la chiusura generalizzata. È fattibile un lockdown selettivo per età, secondo lei?

Per certi versi già è così. Gli anziani hanno consapevolezza e responsabilità. Escono poco, si sono autoconfinati in casa, soffrono per non poter abbracciare figli e nipoti. Ma sanno che questi comportamenti innaturali li proteggono. I ragazzi, purtroppo, no. Il nuovo Dpcm ha mantenuto aperti i punti di ristoro delle aree di servizio in autostrada per supportare il trasporto commerciale e autotrasportatori. Fa effetto vedere i ragazzi che si aggregano e si affollano in quei punti la sera. Comportamenti in spregio alla norma, indegni di un paese maturo. Se i numeri continuano a salire è perché le aggregazioni restano.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.