Faccia a faccia di tre ore tra Conte e Haftar. Sfuma l'incontro con Serraj

Paolo Molinari

Il doppio incontro a palazzo Chigi sfuma all'ultimo momento e la mossa del governo italiano per aprire la strada al rilancio del dialogo tra le due opposte fazioni in Libia, quella del premier riconosciuto dalla comunità internazionale, Fayez Al Serraj, e quella del generale Khalifa Haftar, sembra al momento congelato.

Un tentativo che aveva l'ambizione di fare avvicinare i due leader e di assegnare all'Italia il ruolo di 'pontiere' tra le due fazioni in lotta: il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, era pronto a incontrare Serraj oggi a Palazzo Chigi, a poche ore dalla visita di Haftar. Ma se il faccia a faccia tra il presidente del Consiglio e il generale si svolge regolarmente per ben tre ore, il premier libico non decolla nemmeno alla volta dell'Italia. Fonti del governo di Tripoli spiegano all'AGI che Serraj ha deciso di non volare a Roma dopo aver saputo della presenza nella Capitale del rivale Haftar.

Una versione che trova conferma nelle parole del capo del gruppo di contatto russo per la Libia: "Stando alle mie informazioni", ha detto Lev Dengov, "Serraj non incontrerà nè Haftar nè Conte ed è tornato a Tripoli", dopo i colloqui con gli europei a Bruxelles. Secondo il rappresentante russo, l'Italia non è riuscita a organizzare correttamente l'incontro: "Molti punti non sono stati discussi con entrambe le parti", aggiunge Dengov.

Poco prima della ricostruzione offerta dalle fonti di Tripoli, Serraj aveva riservato parole di fuoco per Haftar. "La questione è molto chiara: ci sono un aggressore, che è Khalifa Haftar, e un aggredito che è il governo di Tripoli formalmente riconosciuto dal mondo che si sta difendendo", ha spiegato al termine di una serie di incontri istituzionali a Bruxelles.

Ma i colpi di scena sul fronte del conflitto in Libia non si fermano al forfait di Serraj. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, non firma il documento congiunto sulla Libia al termine del vertice del Cairo. Una scelta che Di Maio giustifica con la necessità di non spaccare l'Unione Europea su un tema tanto delicato. Alla riunione con Francia, Egitto, Cipro e Grecia al Cairo, il ministro degli Esteri chiede ai suoi omologhi di smussare la dura posizione nei confronti di Ankara e del governo di accordo nazionale libico guidato da Fayez al Serraj. In sostanza, Di Maio ritiene troppo sbilanciata la dichiarazione finale.


"Stamattina Josep Borrell (capo diplomazia Ue, ndr.) ha incontrato Serraj. Stiamo lavorando duramente e dobbiamo sentire tutti il peso delle nostre responsabilità", scrive Di Maio in un post su Facebook. Non dobbiamo spaccare l'Unione Europea in questo momento", aggiunge.

"Il processo di Berlino non ci deve vedere sbilanciati da una sola parte, bensì in prima linea per dialogo e moderazione. Di Libia parliamo in consiglio europeo venerdì". Il mancato doppio incontro e la scelta del ministro degli Esteri di non firmare la dichiarazione finale del summit nella capitale egiziana provoca le proteste delle opposizioni che accusano il governo di "pericolosa incompetenza".

Maggioranza e opposizione potranno comunque chiedere tutti i chiarimenti del caso al presidente del Consiglio: Conte ha infatti convocati per venerdì mattina alle 9 i capigruppo di maggioranza e di opposizione a Palazzo Chigi. Alla riunione, alla presenza dei ministri Di Maio e Guerini, si affronterà il dossier sulla Libia e la crisi in Iraq.