Facebook chiude CasaPound e Forza Nuova, Salvini: “No al bavaglio”

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Non condivido le tue idee ma darei la vita per permetterti di esprimerle” disse la scrittrice britannica S.G. Tallentyre (al secolo Evelyn Beatrice Hall). Soprattutto se a censurarle è una multinazionale, avrebbe forse aggiunto se fosse vissuta nella nostra epoca. Ci sono state invece poche levate di scudi per la chiusura delle pagine Facebook e Instagram di CasaPound e Forza Nuova (e dei loro dirigenti e responsabili, alcuni dei quali ricoprono anche cariche politiche nelle Istituzioni). Sul caso interviene Matteo Salvini.

Salvini: “No al bavaglio di Facebook”

Simone Di Stefano denuncia: “Facebook ha chiuso la mia pagina, 140.000 iscritti. E quella di CasaPound, 250.000. Ha chiuso le pagine dei nostri consiglieri comunali democraticamente eletti. Un abuso, – aggiunge – commesso da una multinazionale privata in spregio alla legge italiana. Uno sputo in faccia alla democrazia“.

Sulla questione, che riguarda la libertà di espressione anche se si tratta di movimenti di cui ovviamente si possono non condividere le opinioni, interviene invece Matteo Salvini, paradossalmente attraverso una diretta Facebook.

“In tanti mi state scrivendo che c’è Facebook che sta chiudendo delle pagine senza motivi particolari. Se pensano di imbavagliare qualcuno hanno sbagliato a capire”, è il commento del leader della Lega.

CasaPound: “Questo è solo l’inizio”

Il leader di CasaPound avverte infatti che quello lanciato da Menlo Park è “un segnale chiaro di censura che per ora colpisce noi, ma indirizzato a tutta l’opposizione al governo PD/5Stelle. Questo è solo l’inizio, chissà di cosa saranno capaci”.

All’Agi Guido Scorza, avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, spiega infatti: “La decisione di Facebook di chiudere le pagine di CasaPound e Forza Nuova al momento è legittima e in sostanza inoppugnabile. È un po’ come se fosse un giardino privato, decide chi può starci e chi no in base a regole proprie. – sottolineando però – Ma c’è un livello più alto di ragionamento: possiamo ancora considerare un giardino privato una piattaforma di comunicazione usata da 3 miliardi di persone?”. La risposta la dovrebbe dare ovviamente lo Stato, che per il momento tace.