Facebook, il video dell’omicidio in diretta resta online tre ore. Ecco tutti i buchi nei controlli

Steve Stephens, 37 anni, verso le due di pomeriggio del giorno di Pasqua, a Cleveland, sceglie una vittima a caso. Nel video postato su Facebook dà la colpa a Joy Lane, la ex compagna che avrebbe interrotto la relazione.

Un altro crimine postato su Facebook. Steve Stephens, 37 anni, verso le due di pomeriggio del giorno di Pasqua, nel quartiere di Glenville, a Cleveland, sceglie una vittima a caso. Intercetta Robert Godwin, 74 anni, padre di nove figli e nonno di 14 nipoti. L’anziano passa la giornata a riparare cose e se ne va pacificamente in giro a raccogliere lattine, ecco perché ha un sacchetto di plastica in mano. Stephens si avvicina a Godwin, gli chiede: “Puoi dire Joy Lane?”. L’anziano lo accontenta. “E’ lei la ragione per cui ti accadrà tutto questo”, gli risponde Stephens che poi spara alla testa. Il filmato viene messo su Facebook e resta online per tre ore. Dopo tre giorni in fuga, Stephens si è tolto la vita a Erie, in Pennsylvania, inseguito dalla polizia. 

Tre ore sul web, durante le quali il video dell’omicidio viene scaricato 1,6 milioni di volte e finisce su altre piattaforme social come Twitter e YouTube. Per il social network è impossibile controllare tutto. In un minuto su Facebook vengono postati 3,3 milioni di contenuti. Gli algoritmi sono insufficienti per captare tutta la violenza che spesso viene segnalata da altri utenti. I ritardi, quindi, sono inevitabili. Oggi il maggiore social network si affida ad alcuni algoritmi in grado di valutare filmati pedopornografici in base al colore dei pixel della pelle o alle divise usate dall’Isis. Riuscire a controllare ogni contenuto, però, è impossibile e la violenza spesso non viene bloccata da un algoritmo.

Robert Godwin, 74 anni, padre di nove figli e nonno di 14 nipoti, ucciso a sangue freddo per strada. (AP)

Quali responsabilità ha Facebook? E’ una piattaforma che distribuisce solo contenuti, oppure ha anche la responsabilità di quello che circola? Nel caso, una responsabilità enorme perché oggi la piattaforma social ospita 1,8 miliardi di utenti. L’azienda si di dice impegnata a rimuovere i video criminali, appena li scopre. Giusto per rendere l’idea: in 60 secondi su Facebook ci sono 360 nuovi iscritti, 120 nuovi utenti mobile, 150mila messaggi, 100mila richieste di amicizia. L’assassinio di Cleveland è rimasto online per tre ore. Un’eternità considerati i tempi di reazione dei social network.

Braccato dalla polizia, Steve Stephens martedì si è sparato a Erie, in Pennsylvania. Il 37enne operatore di un centro per bambini disagiati da tre giorni era al centro di una caccia all’uomo dopo aver postato su Facebook l’omicidio del pensionato 74enne, avvenuto nel giorno di Pasqua a Cleveland.

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