Facebook, l'ultima frontiera dei ladri...

Filippo Panza

Fate parte del miliardo di persone che, in tutto il mondo, hanno un profilo su Facebook? Da oggi seguite il vecchio consiglio della mamma: state attenti alle persone che frequentate. Aspettare prima di dare troppa confidenza a qualcuno conosciuto da poco, infatti, è un principio che ormai vale anche su Internet. E soprattutto per chi è un habituè dei social network e magari fa a gara per raccogliere il più alto numero di amicizie. Potreste trovarvi coinvolti, infatti, in qualche brutto guaio. O come minimo avere la casa svaligiata. E’ quanto successo a Roma dove è stata arrestata una banda di ladri che, prima chiedeva l’amicizia su Facebook ad alcuni ragazzi, poi li convincevano a farsi ricevere a casa ed infine derubavano l’appartamento. Il tutto era possibile grazie a due ragazze minorenni di buona famiglia, che avevano la funzione di gancio per il resto della banda. Le giovani, infatti, conoscevano i ragazzi, si facevano invitare in casa loro, poi si dividevano i compiti. Una usciva con il nuovo amico a fare una passeggiata, mentre l’altra si allontanava per finta e permetteva agli altri componenti di prelevare indisturbati beni e denaro.

La tecnologia, però, a volte si ritorce contro chi la usa per fini loschi. Così a tradire la banda, che ora vede 6 persone arrestate e 7 denunciate, è stato il fatto che le due minorenni commentavano su Facebook e via sms i loro colpi attraverso foto e filmati della refurtiva. Del resto i furti sono numerosi e compiuti anche in diversi negozi e perfino negli uffici del comune di Mentana, dove sono state portate via mille carte d’identità in bianco. Le minorenni dovranno sottoporsi al giudizio del Tribunale per i Minori. Dopo, forse, ci penseranno due volte prima di chiedere un’amicizia virtuale.

Non sempre Facebook è uno strumento per compiere reati. Ormai, grazie alla sua diffusione, può diventare anche l’arma in più per scoprirli. L’ultimo caso è di due giorni fa ed ha per scenario Pavia. Per circa otto mesi alcuni agenti della polizia municipale, dopo aver catalogato i murales o le semplici scritte spray comparse nel capoluogo lombardo, hanno creato dei falsi profili su Facebook e si sono finti amici dei writer. Gli uomini in divisa, da veri infiltrati, hanno potuto raccogliere nomi, opinioni e materiale fotografico. Il risultato è stato 30 perquisizioni domiciliari, 23 persone denunciate per danneggiamento e un vespaio di polemiche su quanto considerare i murales un’arte da rispettare.

I confini del legame tra giustizia e social network è, comunque, sempre più di attualità. E si può perfino subire, come accaduto nei giorni scorsi a un 34enne romano, una condanna a 9 mesi di carcere, con l’accusa di istigazione a delinquere e apologia di reato, per i commenti di alcuni amici a una propria pagina Facebook. Chissà cosa direbbe George Orwell, che di uso distorto dei mezzi di comunicazione ne parlava già più di sessanta anni fa.

Foto - Cosa facciamo veramente in un'ora su internet? Questo!



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