Fadil, autospia: trapianto midollo impossibile, no colpe mediche

Fcz

Milano, 18 set. (askanews) - I medici della clinica Humanistas, il polo sanitario dove Imane Fadil restò ricoverata da 29 gennaio al 1 marzo, giorno della sua morte, non hanno nessuna responsabilità nel decesso della 35enne marocchina, ex testimone chiave della Procura di Milano nei processi sul caso Ruby. Questo perchè, anche una volta diagnosticata l'aplasia midollare, non c'era il tempo necessario per poter procedere con una terapia immunodepressiva o a un trapianto di midollo osseo. A chiarirlo sono i risultati dell'autopsia eseguita dagli specialisti dell'Istituto di Medicina Legale di Milano, diretti dall'anatomopatologa Cristina Catteneo: Imane, ha stabilito l'accertamento autoptico, è morta per aplasia midollare, "un'entità clinica estremamente rara e di estrema gravità - si legge nella relazione dell'autospia - in cui l'esito infausto è purtroppo frequente sia come insufficienza epatica che di quella emopoietica".

E "anche se le scelte terapeutiche degli ultimi giorni, successive alla diagnosi formale di aplasia midollare, non sono state coerenti con tale diagnosi, si deve considerare che qualunque corretta terapia immunodepressiva con o senza trapianto di midollo ossero avrebbe richiesto molte settimane prima di poter modificare la storia clinica naturale di questa malattia". Ecco perchè "non vi sono elementi indicativi di profili di colpa medica", così come non è "ipotizzabile una responsabilità dell'equipaggio intervenuto a casa della ragazza qualche giorno prima del ricovero".